Al giorno d’oggi la categoria degli abitudinari è sempre meno popolosa. La routine comincia a stare stretta a molti e, anche per questo motivo, la maggior parte di noi ė disposta a svolgere qualsiasi attività, ad apportare qualsiasi cambiamento pur di rendere meno monotona la propria vita. I meno audaci si accontentano di qualche attività extra lavorativa particolare, come potrebbe essere un’uscita di trekking settimanale o delle lezioni di floating yoga. Sempre più frequentemente, invece, i più coraggiosi e determinati decidono di stravolgere la loro vita dalla base; cambiano città, regione o addirittura Paese e sono disposti a mettere in stand-by certezze lavorative, amicizie importanti, nei casi più estremi l’amore, pur di vivere una vita diversa, radicalmente cambiata rispetto a quella condotta prima, anche solo per qualche mese. La maggior parte di coloro che prendono questa importante e, in certi casi, altrettanto spaventosa decisione, a distanza di tempo si ritiene molto soddisfatta della propria scelta, della decisione di “cambiare aria”, di sperimentare cose nuove… L’unico vero modo per evadere dalla propria quotidianità sembra essere crearsene un’altra e forse è effettivamente così. Poco conta (in termini organizzativi e di “rottura della routine”) incastrare una lezione di pilates il giovedì, che al massimo ci scombina i piani per la giornata, nulla di più. La vera sfida è quella che prevede l’abbandono completo delle certezze che tanto ci confortano e ci rassicurano, per partire “all’arrembaggio”, alla volta di un Paese o di una città che non rientri nei nostri luoghi canonici, con abitudini e ritmi diversi ai quali abituarsi e fare propri. Non tutti ovviamente sarebbero in grado di sostenere uno sradicamento tale, ma alcuni vivono la quotidianità con un senso di oppressione, di insoddisfazione; per questi ultimi, quindi, l’allontanarsi anche solo per un periodo limitato di tempo potrebbe essere la giusta soluzione per scrollarsi di dosso gli obblighi e i ritmi legati alla solita routine.

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