Una mano sporca si sporge per chiedere qualche spicciolo, tremante, impaurita.
E’ la mano di chi non possiede niente se non il posto sullo stesso marciapiede da cui domandare un piccolo aiuto; è la mano di chi le difficoltà ce le ha davanti, tutte schierate e pronte a colpire per ricordare a quella persona di essere un nessuno; è la mano di chi si è ritrovato catapultato nel mondo crudele e costretto agli stentati stenti della povertà assoluta.
E’ una scena raccapricciante che si ripresenta spessissimo, soprattutto nelle grandi città.
Trovi un uomo seduto a terra, vestito di stracci e con una barba lunghissima che non taglia da più di tre mesi. Lo guardi, leggi il pezzo di cartone che tiene tra le mani e che sembra raccontare la sua disperata ricerca di aiuto. Poi magari gli passi davanti facendo finta di non vederlo, mentre quello ti sussurra insicuro “Soltanto un euro”. Oppure ti fermi, investito da un’ondata di pietà e compassione, e gli fai la carità, ascoltando il grazie di chi ha a disposizione soltanto il respiro.

Ma come si fa a distinguere un povero vero da uno che finge? Non si può, non ci si riesce. E’ per questo motivo che il sindaco di Verona ha imposto una multa a chiunque sia beccato a fare l’elemosina, perché poi magari quei soldi finiscono nelle mani di gente con una mente criminale che ha come unico scopo quello di arricchirsi.
Ma è giusto che per colpa dei delinquenti debbano rimetterci anche quelli che stanno male sul serio?

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