Recentemente il sindaco di Venezia Tosi ha stabilito l’entrata in vigore di una multa da 25 a 500€  per chi viene sorpreso nel dare soldi ad un clochard. I soldi ricavati dalle multe verranno poi destinati al Comune e in particolare ai Servizi Sociali.
Ormai di persone prive di mezzi di sostentamento e ridotte a condurre una vita in condizioni estreme se ne vedono ovunque e di tutte le età: famiglie con numerosi bambini che non riescono a sfamare, uomini abbandonati a se stessi con i loro animali domestici.
Spesso si evita il loro sguardo per la vergogna di non poterli aiutare o per la paura di essere giudicati egoisti. Mentre alcuni non si curano di loro, altri, spinti da compassione e a volte peccando di troppo buonismo o ingenuità, non riescono a essere indifferenti e cedono nel dare qualche soldo.
Perché questo atteggiamento dovrebbe essere criticato? Perché è stato accertato che dietro molti di questi clochard si nascondono malavita e organizzazioni criminali che si rivelano spesso le uniche a trarre profitto da questo fenomeno. Purtroppo non è possibile riconoscere un povero vero da un imbroglione ed è questa la principale causa della difficoltà nel valutare se la delibera di Tosi sia giusta o meno.
Sembra che l’illegalità abbia ancora una volta soppresso e segnato la vita di persone innocenti, privando milioni di senzatetto di un aiuto che, nel suo piccolo, garantisce per un po’ sicurezza di sopravvivenza.
Sin da piccoli ci viene insegnato a essere disponibili nei confronti del prossimo e ad aiutarlo nelle difficoltà; allora non dare la possibilità di potersi permettere del cibo per sopravvivere non risulta coerente.
Reputo ingiusta la decisione di punire un buon gesto compiuto in buona fede, se non inutile per risolvere il problema della povertà. L’elemosina può essere considerata come un sussidio diretto in assenza di interventi effettivi da parte delle istituzioni; perciò non è meglio dare loro un aiuto concreto e certo piuttosto che una promessa?

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