“Signore, per favore, mi aiuti”, “Signora ho fame, non ho soldi”, “Mi dia qualcosa per favore: ho una famiglia”. Sono queste le classiche frasi che ci rivolgono coloro che chiedono l’elemosina. Ne proviamo pena, ci chiediamo chissà quanto siano in difficoltà, quanto abbiano bisogno di una mano e quanta volontà abbiano di vivere una vita normale e serena, soprattutto se hanno una famiglia da mantenere. Dopo questi pensieri solidali, ci viene spontaneo donare qualche spicciolo, ma un pensiero ci ferma: chi richiede il nostro aiuto sta veramente dicendo la verità o ha altri scopi in mente? Cosa farà con questi, pur pochi, soldi? A questo punto, la nostra solidarietà svanisce e riprendiamo nel nostro percorso, rimanendo con quest’ultimo dubbio: capita spesso, per esempio, di vedere mendicanti che, invece di avere in mano una borsa della spesa con qualcosa da mangiare, tengono una sigaretta accesa. In questi casi si nota che l’elemosina non ha portato a nessun beneficio, ma solo a soddisfare un piacere del povero di turno, capace a volte di insultarti solo perché non ci si è fermati a lasciare qualche moneta: in questo modo riceverà sempre meno soldi e poi non si capisce il motivo per cui lui non debba portare rispetto a chi ne ha verso di lui. Infine ci si può trovare anche davanti a situazioni in cui i soldi dei poveri vanno nelle mani della criminalità organizzata, come hanno documentato molti servizi, per esempio, di “Striscia la Notizia”. Perciò non è necessario multare qualcuno perché fa l’elemosina, visto che molti già autonomamente non ci pensano proprio.

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