Quante volte ci è capitato, soprattutto nelle vie affollate e nei centri storici delle città, di vedere degli accattoni (coloro che praticano l’accattonaggio, che vivono di elemosine) spesso chiamati “barboni”. A primo impatto sono per lo più persone povere che non avendo beni di prima necessità decidono di “sfruttare” l’altruista animo umano che, di fronte al dolore e alla povertà, non può fare altro che donare qualche moneta che magari non cambierà la vita di chi vive sulla strada ma le aiuterà a superare un’altra giornata passata
a dormire sotto i portoni delle case o a stare in mezzo alle strade tra spintoni e gomitate di tutti quelli che fanno finta di niente.
Da sempre, ci sono delle persone come il sindaco di Verona che sostengono che alcuni non siano veramente degli accattoni, ma facciano solo parte di un racket ovvero di un’organizzazione della malavita che controlla determinati settori di attività economica, estorcendo denaro o altri beni con la violenza, l’intimidazione e il ricatto. Ovviamente la domanda sorge spontanea: come facciamo a distinguere i falsi accattoni da quelli veri?
Non esiste una risposta sicura e se si seguisse il proprio istinto ci si potrebbe sbagliare, senza aiutare chi ne ha davvero bisogno. L’aiuto verso chi lo chiede è un gesto che rappresenta uno dei più grandi valori degli umani che non deve essere ripagato con multe!
Ognuno di noi ha la propria testa e la deve usare senza seguire gli altri: se pensa che una cosa sia giusta la deve fare senza avere paura, perché ciò che ci differenza dagli animali è la libertà di pensiero, di fare quello che si sceglie e decide.
Di fronte alle organizzazioni che sfruttano bambini, vecchi e handicappati per chiedere l’elemosina bisognerebbe intervenire al più presto, perché è inaccettabile ai giorni nostri far passare questi problemi in secondo o terzo piano; queste persone rimangono pur sempre cittadini italiani che hanno bisogno di un intervento da parte dello Stato.
Diamo una speranza di vita migliore a tutti!

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