“Porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque”, “Nel 2014 un milione e quattrocentosettanta mila famiglie hanno vissuto in condizione di povertà assoluta”. Contrasti? Effettivamente passa una gran differenza tra il primo obiettivo dell’ONU per salvare l’umanità e la situazione italiana, basata su dati ISTAT. C’è davvero ancora un gran da fare eppure non tutti sembrano voler attivarsi per la causa. Un’ordinanza del Comune di Verona prevede multe da 25 a 500 euro per chiunque dia soldi a questuanti o accattoni per le strade della città. Il sindaco della città afferma che “Si tratta di una misura contro il racket degli accattoni, i veri poveri non chiedono l’elemosina”. La mossa del sindaco è espressione di un paese sempre più ingiusto e diseguale, pura intolleranza, eppure dietro di essa si nascondo due giuste domande: Come possiamo riconoscere un “vero” povero da un altro che lavora per “qualcuno”? ma, sopratutto, come possiamo arginare il fenomeno? Sicuramente non vietando un gesto che garantisce quel po’ di sussistenza che i bisognosi possono ottenere dalla bontà della gente. Inoltre c’è da far presente che l’ordinanza dura solo un mese, in corrispondenza del periodo fieristico della città. Ma se è davvero una misura contro lo sfruttamento degli accattoni, un mese non basterà mai. Esperienza ci insegna che le organizzazioni criminali sono sempre pronte a far di tutto per i loro interessi e non sarà di certo uno stop di solo un mese, o il divieto di dare soldi agli accattoni a mettere fine ai loro interessi. Senza contare le persone danneggiate che a causa degli imbrogli malavitosi vedono la propria situazione ulteriormente peggiorata. Come se i soldi formassero la persona, e chi sta ai bordi dalle strade certamente non ha abbastanza soldi da non essere considerato un oggetto da essere rimosso, di fastidio, come l’uomo nero a cui la bambina non deve tendere la mano. Alle due domande precedenti non ho risposta, lo stato dovrebbe riuscire a sostenere di più queste persone, seguendo il principio dell’equità e non solo quello dell’uguaglianza, ma è vero anche che spesso queste persone non sono qualificate ed hanno ulteriori difficoltà ad inserirsi nel mondo lavorativo. La situazione è complessa ma sicuramente fermarsi ed osservare non è la migliore soluzione.

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