Dare l’elemosina e venire puniti? È questo il modo di premiare un gesto di generosità? La decisione del sindaco di Verona, Flavio Tosi, può apparire come ingiusta, se non si approfondiscono i motivi per cui si è arrivati ad emanare questa ordinanza. Il divieto di dare l’elemosina deriva soprattutto dalla lotta contro lo sfruttamento di molte persone da parte della criminalità organizzata: al giorno d’oggi, ai lati delle strade a chiedere l’elemosina sono sia poveri che impostori legati a racket organizzati, ma la differenza è invisibile. Di fronte a questa situazione, prendere decisioni come quella presa dal sindaco veronese può essere complicato, perché forse non verranno ritenute giuste e non si comprenderà completamente il senso di ricevere multe, anche molto salate, per un atto di solidarietà. Questo è l’ennesimo caso che dimostra che, quando qualcuno si prende troppo gioco delle persone, a rimetterci sono i più deboli. Considerando che con questa ordinanza ad essere penalizzati sono stati i poveri, si potrebbe procedere in modo diverso per combattere la criminalità organizzata, magari facendo più controlli e indagando sulla situazione di chi chiede l’elemosina. In questo modo si punirebbe la criminalità e i poveri otterrebbero un minimo aiuto, quei pochi spiccioli che potrebbero contare per loro veramente molto. La presa di posizione del sindaco Tosi, comunque, può essere condivisa considerando che già in altre città italiane sono state sgominate organizzazioni criminali che sfruttavano persone povere per chiedere l’elemosina, spesso con handicap, trattate come schiavi e alle quali poi rimaneva solo una minima parte del denaro raccolto durante il giorno. Cedere alla compassione e donare qualche soldo, dal punto di vista del sindaco, significa contribuire allo sviluppo e al sostentamento della criminalità organizzata e quindi la misura presa non vuole impedire le donazioni, bensì sconfiggere lo sfruttamento di molti accattoni.

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