La pratica della mutilazione dei cani è in vigore da ormai tempo lunghissimo, infatti le prime testimonianze risalgono a Lucio Giunio Moderato Columella, famoso specialista di agricoltura vissuto tra il 4 d. C. e il 70, che in un suo libro scriveva di tagliare la coda ai propri cani togliendo i vermi che da dentro di essa causavano la rabbia. Ovviamente stava parlando dei tendini presenti in questa appendice e quando le competenze in materia di anatomia giunsero a smentire questa teoria infondata non si smise di praticarla ma si trovarono altre motivazioni quale la maggiore possibilità di ferirsi in futuri combattimenti. Oggi la pratica delle mutilazioni viene ancora usata non solo quando necessaria, ma anche per scopi estetici ed economici. Infatti un cane mutilato è avvantaggiato nelle gare di bellezza e perciò acquista più valore. Il problema è che queste pratiche costano poco e sono largamente diffuse anche tra coloro che dovrebbero salvaguardare il regno animale per giuramento: i veterinari. Le conseguenze negative sull’animale sono svariate: non solo sono ridicole alcune spiegazioni sull’utilizzo di questa pratica, ma provocano al cucciolo una serie di controindicazioni moralmente non trascurabili. L’animale, oltre ad essere sottoposto a un dolore elevatissimo e di lunga durata, da un’ora e mezza a quattro a causa delle molte terminazioni nervose, perde la capacita di comunicare i messaggi base ai suoi simili e all’uomo rischiando di provocare situazioni pericolose sia per lui sia per bambini che potrebbero male interpretare i messaggi mandati dall’animale. I cani sono considerati da sempre i migliori amici dell’uomo e meritano il nostro rispetto e il nostro amore, sono esseri viventi e non vanno sfruttati per arricchirsi come se non avessero sentimenti, non si devono assecondare i propri capricci solo per renderli più belli ai nostri occhi se questo li fa soffrire o li danneggia e, una volta per tutte, bisognerebbe smetterla di praticare “una barbara abitudine” come viene definita la mutilazione dei cani dal 1886 partendo dai più insospettabili: i veterinari.

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