Oggi la crescita sembra essere la parola chiave del progresso e del benessere di un paese.
La società dei consumi ci impone di essere sempre “adeguati” alla moda corrente ed un lento e inesorabile “lavaggio del cervello”, attraverso la pubblicità, continua a creare in noi consumatori nuovi bisogni.
Un esempio concreto della mentalità consumistica è la promozione dei nuovi prodotti, migliori, più efficienti, più belli e all’ultimo grido.
I prodotti vengono resi obsoleti velocemente dalle mode: così un cappotto o un giaccone, soggetti ad un’usura relativa, vengono accantonati dopo una o due stagioni perché ormai fuori moda. Lo stesso accade per il cellulare perfettamente funzionante, ma ormai superato da un modello più in voga.
Ma quel che è peggio è che l’obsolescenza di taluni prodotti venga programmata a tavolino. È ormai risaputo che stuoli di ingegneri ed esperti studiano oltre al design e alla qualità del prodotto il modo di bloccarne il funzionamento dopo un periodo massimo di utilizzo prestabilito, in modo da favorirne la sostituzione e la vendita a breve di un altro prodotto della stessa specie.
Addirittura, basta che un microchip conteggi il numero di volte che viene utilizzato il prodotto e faccia scattare il sistema che blocca il software che ne consente il funzionamento.
Questo è veramente il caso peggiore di obsolescenza, il più iniquo, ma probabilmente quello che più facilmente, ove ve ne sia la volontà, si può smascherare e perseguire. Basterebbe, infatti, istituire un organo di controllo che verificasse l’esistenza del microchip adibito al conteggio dell’utilizzo, per dichiarare fuorilegge il prodotto contenente l’inganno.
L’obsolescenza può essere provocata anche indirettamente attraverso la semplice scelta dell’azienda di non produrre i pezzi di ricambio o le batterie necessarie per mantenere in vita gli oggetti che sarebbero così più longevi.
Purtroppo tutto questo è, senz’altro, frutto della nuova mentalità consumistica finalizzata alla maggiore produttività e, solo apparentemente, al maggior benessere dei cittadini. Si potrebbe pensare che l’idea di rendere superati gli oggetti appartenga alla mentalità economica attuale. In realtà ci avevano già pensato i nostri predecessori. Infatti, all’inizio del secolo scorso fu condotta una campagna persecutoria ad opera di un’associazione di produttori di lampadine contro un’azienda che le produceva a lunga durata (era arrivata a produrre lampadine capaci di durare addirittura un secolo!) e furono stabilite delle sanzioni molto pesanti a carico di questa azienda la quale fu diffidata dal continuare a produrle di quella longevità.
L’uomo aveva, già allora, scelto l’autodistruzione! Perché, se è vero che così facendo si incentiva la produzione di manufatti e di conseguenza l’impiego, dando lavoro a migliaia di operai e impiegati, è anche vero che questo atteggiamento provoca una produzione abnorme di spazzatura che va ad inquinare irrimediabilmente il pianeta. Consideriamo poi che lo smaltimento non sempre è fatto in maniera regolare e legale. Talvolta si scaricano i residui tecnologici in paesi poveri come il Congo, dove, con la scusa di donare vecchi computer e telefonini, in realtà si mandano prodotti elettronici e tecnologici in decadimento, che presto dovranno essere smaltiti e che finiranno in discariche abusive a cielo aperto. In questo ammasso di rifiuti, i poveri, smontando in maniera incauta e senza alcuna protezione parti delle componenti elettroniche, tentano di trarre quel poco di rame o altro materiale per rivenderlo, ricavando pochi soldi per mangiare, ma questo li porta a contrarre gravi malattie e, in alcuni casi, li conduce alla morte.
Molte aziende, come la Apple, che si nascondono dietro la maschera del buonismo, non esitano a rilasciare i loro rifiuti in Africa, evitando i gravosi costi dello smaltimento.
Tutto ciò è veramente inaccettabile. Il pianeta è saturo e, soprattutto, è uno spazio limitato che l’uomo sta riempiendo di immondizie indistruttibili. Questo avviene a causa della connivenza di imprenditori, amministratori senza scrupoli e della mafia, ma anche con la collaborazione e la tacita approvazione dei cittadini che accettano supinamente di sostituire con facilità i prodotti superati dalla moda o riparabili con qualche difficoltà.
Il danno è evidente: montagne di spazzatura tecnologica.
Sarebbe, dunque, ora di correre ai ripari. Ma, come sempre, affidarsi semplicemente al buon senso delle persone è poco e dà scarsi risultati. Ciò che servirebbe, invece, è una legge che punisce le aziende che utilizzano il sistema dell’obsolescenza programmata. In Francia, è stata varata una legge che persegue severamente le imprese che inseriscono nel prodotto microchip o quant’altro possa interrompere il funzionamento del prodotto stesso, come avviene in una bomba ad orologeria. Hanno deciso, secondo me, a giusta ragione, di punire con 300.000 euro di sanzione ed un anno di carcere questo reato.
Mi auguro che questo sistema possa essere adottato in Italia, come nel resto del mondo, perché sarebbe davvero uno strumento valido per salvaguardare la nostra Terra devastata dall’inquinamento e dall’immondizia.
Secondo il mio parere, si potrebbe contribuire a ridurre l’impatto ambientale della produzione di rifiuti, anche con un’adeguata educazione civica degli abitanti del pianeta. In materia di raccolta differenziata, ad esempio, i cittadini di alcune regioni italiane sembrano aver recepito molto bene il messaggio collaborando quotidianamente alla raccolta oculata di plastiche, vetro carta ecc., facendone oramai uno stile di vita. Riciclare, riutilizzare, riparare potrebbe essere il nuovo slogan per promuovere il benessere del pianeta.

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