Una recente ricerca realizzata in Germania ha dimostrato come tutti gli oggetti sono destinati a rompersi dopo il periodo di garanzia imposto per legge. Questa strategia, chiamata obsolescenza programmata, è diventata comune a tutte le aziende. Il primo caso si verificò il 23 dicembre 1924 quando i produttori mondiali di lampadine a incandescenza si riunirono, a Ginevra, per ridurre la vita delle stesse e spingere così i consumatori ad acquistarne un numero maggiore. I negozianti incentivavano costoro all’acquisto con la fatidica frase: “Comprarne uno nuovo conviene di più”, perché aiuta a sbarazzarsi dei vecchi modelli, rimpiazzandoli con quelli di ultima generazione che costano perfino di meno.
Per le aziende questa strategia diventa molto vantaggiosa in quanto permette loro di aumentare i guadagni e diminuire le spese affrontate per l’acquisto di materiali più resistenti. L’obsolescenza programmata permette, però, anche la circolazione di denaro essenziale in periodo di crisi, come quello che stiamo vivendo, poiché incentiva la produzione e mette in circolo linfa vitale per l’economia.
D’altro canto c’è anche da considerare l’aumento di rifiuti particolari, soprattutto delle parti elettroniche, che danneggiano e minacciano seriamente l’ambiente, se non smaltite in modo adeguato. Se l’Italia, agevolasse la riparazione dei prodotti contribuirebbe a ridurre notevolmente l’inquinamento e lo spreco di risorse.
In sostanza approvo l’idea di ribellarsi all’obsolescenza programmata, costruendo prodotti più affidabili e duraturi nel tempo, magari facendo di tutto per agevolare la loro riparazione.

0
1 Comment
  1. marimigliano 5 anni ago

    Ciao bi2000, dalla redazione Born to report!
    Nonostante io non sia per niente d’accordo con ci

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account