Un quarantenne, di professione autista, ha casualmente trovato un’ingente somma di denaro – ben 43 mila euro – in un parcheggio, e prontamente ha restituito il marsupio contenente i soldi al proprietario, senza pretendere nulla come ricompensa. Questa è un’azione spiccatamente onesta e moralmente giusta, ma non solo: rinunciando persino al 5% che gli sarebbe spettato per legge¹, il signor Tidei ha dimostrato una grande generosità. Sono queste qualità – onestà, correttezza morale, generosità – che non definirei scomparse dalla nostra società, bensì molto rare da riscontrare: lo
stile di vita del mondo occidentale ci porta sempre più a pensare egoisticamente al nostro piccolo, a ciò che è meglio per noi, più che per una collettività; spesso queste tendenze egocentriche ci spingono a trascurare non solo il prossimo, ma ad accantonare persino la nostra stessa famiglia.
Evitando di inoltrarci in questioni digressive (anche se altresì meritevoli di un’attenta analisi e discussione), torniamo a valutare lo spunto offerto dal signor Schiavon, il quale ha contrapposto questo splendido avvenimento con uno altrettanto notevole, ma dal punto di vista tragico: un furto, da parte di una banda di ladri con un passamontagna sul capo, ai danni di un prete che stava trasportando del denaro destinato ad alcune persone meno fortunate. Per quanto quest’azione possa essere infima e meschina, essa non esclude il fatto che onestà e generosità esistano tutt’oggi: per ogni azione spregevole da parte di un uomo, ne esiste una fatta da chi ha bontà d’animo anche per lui: solo per fare alcuni esempi, lo straordinario appello di beneficenza lanciato da Bill Gates e Warren Buffet a tutti i miliardari del pianeta, o la donazione da parte di Mark Zuckerberg di 45 milioni di dollari in occasione della nascita della figlia. Ma questi sono i fatti che fanno notizia, mentre i numerosi atti di generosità quotidiana di chi vuole lottare contro la trasformazione dell’uomo moderno in macchina non finiscono sui giornali: essi colpiscono direttamente gli interessati senza fare scalpore e, per quanto piccoli possono essere, fanno crescere immensamente la speranza che l’essere umano è ancora umano.

¹Articolo 930 del Codice Civile.

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