A volte si sbaglia e, per qualsiasi problema, spesso si commettono crimini di vario genere. Naturalmente si viene puniti e messi in una cella. È proprio quando si chiudono le sbarre che un uomo capisce di essere arrivato al fondo e non per colpa di qualcuno, ma solo sua. Però nulla è perduto, è proprio in questi casi che si può ricominciare tutto da capo o, perlomeno, ricostruire la propria vita a pezzi, abbandonando i guai e iniziandola ricerca della cultura. Come in molti casi, anche nelle carceri la cultura, sotto forma di libri, può essere una scappatoia dal tunnel che si è imboccato. I libri sono il bene più prezioso, sono come chiavi pronte ad aprire la cella e ridarci la libertà e, in alcuni casi, non solamente in senso metaforico. Infatti all’estero spesso chi legge molti libri ha uno sconto di pena, al contrario dell’Italia la quale si sta movendo sotto questo aspetto, ma ancora non è stato approvato niente e quindi siamo in una situazione di stallo. Questa possibilità sarebbe molto bella, ma non solo: il carcerato sarebbe sicuramente più acculturato perché sarebbe spinto a leggere una moltitudine di libri molto grande, ma da un altro lato si potrebbe dare la possibilità a soggetti pericoli di acquisire la libertà prima del previsto, mettendo a piede libero soggetti che, probabilmente, non sono affatto cambiati, malgrado tutte le conoscenze acquisite. Perciò speriamo che questa legge sia studiata per bene, osservando ogni pro e ogni contro. Tornando sul tema della lettura, trovo che ognuno di noi debba mettere a disposizione un romanzo o un qualsiasi altro tipo di libro poiché le biblioteche delle carcere, secondo il mio punto di vista, non sono ben fornite: c’è bisogno di una raccolta letteraria molto vasta, che tocchi tutte le materie, dalle scienze alle storie fantasy, questo perché il carcerato deve avere la possibilità di spaziare la propria curiosità, e quindi i propri studi, su molti fronti cosicché, una volta fuori, possano avere conoscenze a 360 gradi. Spero che in futuro le donazioni letterarie aumentino, insieme al numero dei carcerati che si avvicinano alla lettura, questo, però, può accadere solo grazie al personale carcerario che deve sensibilizzare i detenuti e avvicinarli anche se non hanno voglia, perché una volta iniziato questo percorso, non smetteranno più.

Leonardo Vitali

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