“L’uomo colto con l’umiltà in groppa porta avanti il mondo” voglio iniziare il mio articolo con questa frase che ho sentito da qualche parte e che condivido appieno. Credo che la cultura sia uno dei beni che ha più valore in assoluto. Gratis, utile e se condivisa aumenta. Certo per diventare “uomini colti” bisogna percorrere un lungo cammino che richiede tempo, fatica e umiltà. Uno dei mezzi (forse l’unico) che ci permette di inseguire questo obbiettivo è la lettura. Capace di tenerci informati, sviluppare senso critico, farci sognare vivendo in realtà parallele ed evadere dalla quotidianità (che varia da individuo a individuo) delle nostre vite. Chi ama leggere non è mai solo. Miscelato alle emozioni che proviamo leggendo, c’è il fatto che, se abbiamo una tipologia di letture ampia, il nostro livello culturale aumenta di continuo. Leggendo, sviluppiamo quel tipo di libertà ancora troppo poco diffusa, la libertà della mente. Ragionare senza essere influenzati da nessuno, ragionare con la propria testa e poter decidere ciò che è giusto o sbagliato da sé, secondo il buon senso. “La cultura è l’unica droga che crea indipendenza”.
Ora, quanto a regalare un libro a un detenuto, penso che sia un’ottima iniziativa, utile per i detenuti e per la società che poi li accoglierà di nuovo. Insomma un guadagno per tutti. Si tratta di una possibilità aggiunta per il detenuto, di evadere (anche se momentaneamente) dalla sua realtà e di arricchirsi culturalmente. Proprio quella cultura la cui mancanza, magari, lo ha portato indirettamente dietro le sbarre. Leggere sarebbe anche un importante fattore sociale all’interno delle carceri in quanto i detenuti condividerebbero la passione della lettura. Questo porterebbe al sentimento di appartenenza ad un gruppo, sentimento importante se si vuole reintegrare degli ex carcerati nella società. Leggendo, avrebbero inoltre nuovi e importanti spunti per cambiare la propria vita in meglio.
Consideriamo ora l’effettiva libertà a cui possono ambire.
I detenuti ampliano i propri orizzonti e, come premio, hanno un significativo sconto di pena. Tre giorni in meno di reclusione ogni libro finito, con un massimo di quarantotto giorni all’anno. Sembrerebbe un meccanismo, oltre che equo e giusto, destinato a funzionare egregiamente. In ogni carcere dovrebbe esserci, quindi, una fornita biblioteca. Bisognerebbe, però, prestare molta attenzione, affinché non sia solo un meccanismo propagandistico, ma un meccanismo perfettamente funzionante.
Concludo, dicendo che, secondo me, la strada verso la libertà passa attraverso la lettura.

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