“La letteratura può essere il mezzo per caricare di senso una cosa di per sé insensata come l’esistenza”. Così scriveva il celebre autore Antonio Tabucchi, soffermandosi sull’importanza innegabile della lettura. Come si può negare, d’altronde, quanto possa essere profondo il segno lasciato da un libro nell’animo di chi lo legge? Leggiamo per imparare, per conoscere, per divertirci. Leggiamo per sapere di non essere soli.
Ogni libro contribuisce, in qualche modo e per mezzo di qualche arcana stregoneria, a renderci persone migliori, a cambiare una parte di noi, seppur invisibile, a cambiare il modo stesso di guardare alla vita e di viverla.
Ed è proprio per l’incommensurabile importanza rivestita dalla lettura in ambito sociale ed umano che è nata l’iniziativa “libro sospeso”, che sembra pian piano diffondersi in tutta Italia. L’idea, nata a Roma da un libraio che, dopo aver constatato quanto siano poco fornite le biblioteche dei penitenziari, ha avviato una raccolta di libri per supplire a tale carenza, ha riscosso un ottimo successo, come testimoniano le numerose richieste da parte degli stessi detenuti, ai quali la lettura sembra ridare speranza, in un luogo in cui sembra assente.
All’estero l’iniziativa era già stata avviata da tempo, ed in diversi Paesi la lettura nei penitenziari è incentivata grazie a degli sconti di pena per ogni libro letto. In Italia, esiste una proposta di legge simile, che prevede uno sconto di pena di tre giorni per ogni libro letto. Il carcere può divenire, così, non solo un oscuro luogo di detenzione, ma anche un luogo in cui, al di là dei pregiudizi, si possa diffondere la cultura, che rappresenta l’unica forma di evasione per i detenuti. E proprio i detenuti hanno accolto con entusiasmo tale iniziativa, come testimoniano i numerosi corsi di formazione per detenuti interessati a divenire bibliotecari negli istituti penitenziari. È senza dubbio un’iniziativa esemplare, che dimostra ancora una volta l’immenso valore della lettura e che davvero può migliorare le condizioni -notoriamente difficili, soprattutto in Italia – di vita dei detenuti. Dunque perché non partecipare?

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