Per la maggior parte di noi,la lettura è fondamentale non solo per acquisire conoscenza ma anche per immedesimarsi con la mente in varie situazioni narrate all’interno dei libri. Alcune persone considerano questi ultimi come se fossero uno strumento per evadere dalla realtà o meglio per viaggiare e fantasticare in un mondo senza limiti. Tutti abbiamo diritto alla lettura, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza e dalla condizione in cui ci troviamo. Regalare un libro per esempio ai detenuti è certamente un’idea seria e concreta se inserita in un progetto di rieducazione e recupero della persona. Il detenuto, grazie anche alla lettura, può assimilare nuovi modi di pensare e allontanarsi da qualsiasi forma di violenza e criminalità. È questo un percorso difficile ma possibile se ci sforziamo di capire chi è effettivamente un detenuto e perché ha compiuto determinati crimini. Il detenuto è una persona che ha assunto comportamenti anomali e devianti dovuti a varie cause:
un’infanzia e un’adolescenza difficile caratterizzate da abusi non solo fisici ma anche psicologici, il più delle volte sono stati vittime non solo in casa ma anche a scuola dei così chiamati “bulli” o hanno fatto abuso di stupefacenti. Gli psicologi dicono che curando questi aspetti e aiutandoli con la lettura o mediante documentari inerenti possiamo cambiare il loro comportamento e soprattutto il loro cervello, muscolo in cui si pensano tutte le azioni. Purtroppo nelle carceri i libri vengono sempre a mancare o perché hanno un costo o perché non si vuole dare la possibilità ai detenuti di educarsi civilmente. Questo è davvero giusto? Al momento poche carceri hanno aderito a questo progetto (3 in Sardegna e alcune a Milano). Io penso che non sia giusto privare le persone,qualunque esse siano, dell’uso dei libri; non condivido però che un detenuto, leggendo un libro possa avere uno sconto riguardo la sua pena, poiché essendo alcuni di loro opportunisti, potrebbero approfittarsene e unire l’utile al dilettevole come si tende a fare in alcune situazioni. Vedo esclusivamente il libro come uno strumento che può aiutare il detenuto a ammettere i propri sbagli e a cambiare. La cronaca spesso ci insegna che tale mutamento non si verifica in quanto i detenuti, una volta rimessi in

libertà, continuano a delinquere. La speranza e quindi anche il sogno è quello di riuscire attraverso la cultura a dare alla pena una finalità educativa e di recupero. Credo che tutto ciò possa avvenire se, contemporaneamente, anche la cosiddetta società civile cambi atteggiamento nei confronti dei detenuti, non più da considerare gentaglia ma esseri umani.

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1 Comment
  1. mikyreporter 4 anni ago

    Mi piace moltissimo il modo in cui hai deciso di affrontare l’argomento, lo stile

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