I delinquenti, in seguito al compimento di un reato per il quale è prevista una pena detentiva, vengono trasferiti in carcere, dove vengono privati della libertà personale. La galera è il luogo dove scontare la propria pena. Una sorta di Purgatorio terrestre, dove i detenuti si cimentano in tranquille attività per trascorrere la punizione: c’è chi prende parte a corsi di recupero sociale, c’è chi svolge attività ricreative come la pittura o la scrittura e c’è chi legge.
Avete mai sentito parlare di “Libro sospeso”? E’ una pratica che consiste nel comprare in biblioteca a proprie spese un volume in più per uno sconosciuto. Molto simile al sistema del “Caffè sospeso”, secondo il quale un cliente paga, oltre alla propria consumazione, un caffè per offrirlo a qualsiasi altra persona, come un senzatetto o un amico. Il libro sospeso, in seguito all’iniziativa “Liberi di leggere” nata dalla libreria Fanucci a Roma, ha iniziato a girare anche nelle biblioteche delle carceri italiane. Massimiliano Timpano, uno dei librai della libreria Fanucci, racconta come è nata l’iniziativa: «Mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania. Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso a un carcere minorile. Da lì abbiamo pensato di provare questa iniziativa sul piano nazionale».
E’ sicuramente un ottima idea, non solo sul piano culturale dei prigionieri, e quindi di una piccola parte della nostra società, ma anche dal punto di vista morale: poter donare un libro ad uno sconosciuto in difficoltà, che lotta ogni giorno contro l’inerzia fisica e mentale circondato da quattro mura grigie, è senza dubbio una buona opera.
Riguardo alle scelte letterarie dei carcerati, in galera si preferiscono argomenti come l’amore, la filosofia e la religione. Infatti, come il giornalista Adriano Sofri ha scritto sul quotidiano “La Repubblica” quasi due anni fa: “I detenuti chiedono soprattutto libri sulle questioni ultime: religione e filosofia. Cercano soprattutto storie d’amore, su cui vagare, e imparare a scrivere lettere d’amore”. Non si può certo biasimarli: condannati ad un’esistenza solitaria e vuota, trovano sollievo nelle risposte che offrono le credenze e superstizioni popolari e dopo le trasferiscono su un piano personale. Grazie a ciò i detenuti riescono ad evadere spiritualmente dalle sbarre ed a riacquistare una misera, ma non trascurabile, porzione di libertà che assaporavano in passato.
Nei piani di legge italiani, si è anche parlato di sconti di pena per i prigionieri in seguito alla lettura di libri. Personalmente, nonostante io incoraggi la lettura e la divulgazione dei volumi anche nei penitenziari, trovo che questa proposta sia eccessiva. La lettura è un piacere, non un obbligo. La sola possibilità di arricchire la propria cultura e di trascorrere il tempo in compagnia di un buon libro dovrebbe essere un privilegio per i detenuti. C’è un motivo se questi uomini hanno perso la libertà e quindi, per il rispetto di tutto e tutti, la loro punizione deve rimanere invariata.

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