Nella’era in cui viviamo la corsa alla scoperta di nuove tecnologie è inarrestabile ed irrefrenabile e tale da comportare significative svolte nella gestione della quotidianità. Abbraccia tutte le sfere della nostra società e del lavoro. Questa volta la grande svolta è avvenuta nel mondo dell’artigianato: una svolta rappresentata dalla possibilità di riprodurre ogni tipo di oggetto, partendo da un’idea , dalla creatività .E da un po’ di plastica, grazie alla tecnica del fused deposition modelling (FDM): un processo attraverso cui una qualunque stampante 3D può rendere reale e tangibile un qualcosa di virtuale e di astratto. Questo vuol forse dire che, l’artigiano che usa scalpello e pialla per modellare un materiale ben più antico e modesto come il legno, è destinato a scomparire o ad essere in subordine rispetto alla nuova forma di artigiano? O il manufatto ottenuto è qualitativamente inferiore a quello passato solo perché al posto di materiali nobili si utilizza un volgare materiale quale la plastica? Tra l’altro anche riciclata? Non proprio. Sebbene il vecchio artigianato stia scomparendo, di sicuro si continuerà a tramandare le antiche tecniche, però questa nuova invenzione porta alla ribalta, in questo settore, una nuova configurazione di artigiano: che usa il computer, simbolo dell’era digitale, per creare un qualunque oggetto utile per la vita di tutti i giorni. Con il solo handicap di una produzione in serie conformemente alla logica del mercato della attuale contingenza storica basata sull’omologazione di oggetti e persone. L’oggeto unico, raro, creato dalla fantasia, dalla creatività e dall’ingegno dell’antico artigiano, ahimè!, cede il posto ad un oggetto privo di anima, ad una serializzazione di prodotti, ricreati nel numero delle volte che si preferisce. Senza alcuna differenza, senza alcun errore. Oggetti asfittici pur nella plasticità e nellea bellezza delle forme. Sicuramente siamo lontani dal vero spirito dell’artigianato ma questa rivoluzione, seppur incipiente, aprirà la porta a nuove figure professionali, come quella di tecnici esperti nel settore, in grado di “stampare” gli oggetti del domani. Ma è altrettanto vero che se in un futuro non molto lontano si ricorrerà all’utilizzo di oggetti creati in stampa 3D lo scenario non sembra essere confortante a livello occupazionale. Verrebbe meno anche il concetto di opeaio se è vero che da “solo” un elemento qualificato è in grado di soddisfare i bisogni dell massa.

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