Facendo riferimento all’episodio di Torino, è evidente che si sia perso di vista quello che era il rapporto fra genitori e figli considerato “normale”. Se qualcuno domandasse ai nostri nonni qual era il rapporto che vigeva tra uno studente o un genitore con l’insegnate, la risposta sarebbe sicuramente di un estremo rispetto e un’estrema devozione, che mai avrebbe potuto coincidere con una presa in giro del professore in questione. Se però ci spostassimo già verso l’epoca dei nostri genitori, ci verrebbe detto che c’era qualcuno che aveva quella abitudine, avvolta da un’aurea di trasgressione, di scrivere sui muri dei bagni offese o calunnie nei confronti dei maestri, spesso accompagnate da deliranti errori ortografici. Oggi questa abitudine ha perso la sua trasgressione, poiché volendolo, prendere in giro il proprio maestro è alla portata di tutti con gli strumenti tecnologici di cui un adolescente si serve.
E’nota a tutti la libertà presente nei paesi del nord Europa riguardo l’uso di tablet, computer e telefonini durante le lezioni e in favore di esse. Una parte di italiani vorrebbe assistere alle lezioni applicando lo stile nordeuropeo per omologarsi, crescere idealmente e non piu come popolo di una nazione, ma come una massa omogenea che apprende nello stesso modo in tutte le parti del mondo. Bisogna renderci conto però che finché il popolo italiano dimostra disprezzo e superficialità accusando su basi infondate, come hanno fatto i genitori degli studenti di Torino, spingendosi fino a ritenere l’intero accaduto una “violazione della privacy dei minori”, l’Italia non potrà mai essere ritenuta uno di quei paesi il cui popolo ha la giusta formazione mentale da potersi servire della tecnologia per assistere alle lezioni, poiché, come abbiamo visto, non si limiterebbe a servirsene al fine dell’apprendimento, ma ne farebbe un abuso, che con molta probabilità sfocerebbe nel danno a scapito di qualcuno, che sia un insegnante o uno studente.

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