Da qualche anno a questa parte è in forte crescita nelle scuole italiane il ben noto “problema smartphone”.
Molti giovani studenti, infatti, passano le lunghe ore delle lezioni mattutine messaggiando e giocando con il proprio cellulare, dimenticandosi che questo comportamento, oltre che scorretto nei confronti dei professori, può addirittura portare a perdere molte ore di lezione.
E’ interessante quindi constatare come uno studio svolto da due economisti, Louis Beland e Richard Murphy, abbia evidenziato questo aspetto, concludendo che bandire il cellulare nelle aule vale quanto una settimana in più di lezione.
I due economisti, dopo aver analizzato un campione costituito da 91 scuole superiori, hanno inoltre fatto notare come negli istituti in cui il telefonino è bandito, i voti sono più alti.
Questi dati ci portano quindi a riflettere se debbano essere applicate o meno norme più severe sull’uso dello smartphone in un contesto scolastico.
Dal mio punto di vista il cellulare non dovrebbe essere utilizzato durante le lezioni per diversi motivi: innanzitutto, l’uso di questo rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa sia per i compagni. In secondo luogo è estremamente irrispettoso nei confronti dei docenti: basti pensare ad un professore costretto a spiegare ad una classe di ragazzi intenti a massaggiare e navigare in rete.
Per concludere penso che il cellulare sia quindi una fonte di disturbo dell’attività scolastica, e che non dovrebbero mai mancare delle rigide regole a limitarne il più possibile l’utilizzo.

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