Il telefonino è diventato indispensabile per tutti, ma soprattutto per i giovani nei confronti del quale manifestano un attaccamento morboso. In classe può essere utilizzato per fini didattici: ricercare testi, immagini e documenti possono favorire un apprendimento “moderno” e facilitare lo studio, attraverso la fruizione di vari linguaggi; talvolta però diventa uno strumento di distrazione o una vera e propria arma che lede la moralità e la dignità di chi per esempio viene deriso e schernito, attraverso la pubblicazioni di contenuti sgraditi e squallidi sui social network.
Mi viene in mente il racconto di Stefano Benni “Il Diditì o il drogato da telefonino” in cui lo scrittore mette in risalto, esasperando, la dipendenza dell’uomo contemporaneo da questo innocuo strumento che rischia di diventare diabolico per abuso.
L’uso del cellulare deve essere moderato e quindi nell’ambito scolastico deve rimanere finalizzato solo ed esclusivamente alla didattica intelligente.
Non dobbiamo mai dimenticare che dietro una macchina c’è sempre la mente di chi lo adopera; e per fortuna abbiamo sempre la possibilità di scegliere.

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