Solo dieci anni fa era impensabile che uno ragazzino possedesse un cellulare e, men che meno, lo utilizzasse in classe ma, si sa, la tecnologia progredisce alla velocità della luce portando con se nuove abitudini e spazzando via anche regole elementari fissate per secoli.
Se da sempre l’allievo aveva l’obbligo di essere attento in classe evitando ogni forma di distrazione, oggi, fin dalla prima elementare assistiamo stupiti a una sfilata di modelli ipertecnologici di cellulari, perennemente accesi da utilizzare nei modi più disparati, dentro e fuori l’aula. I genitori rimediano adducendo la scusa pietosa che un cellulare garantisce la chiamata del proprio pargolo un caso di necessità.
Con uguale stupore ci chiediamo: che fine ha fatto la vecchia cara bidella? Non era lei che si preoccupava di avvertire le famiglie dopo aver misurato la temperatura del bimbo o tentato di attenuare il mal di pancia con una calda camomilla? Il fenomeno è diventato così eclatante che sembrano inutili i rimedi tentati dagli insegnanti: da colorati scatoloni sulla cattedra dove riporre i cellulari in attesa della campanella finale, ai frequenti quanti inutili tentativi di sequestro in caso di utilizzo, etc, etc…
La battaglia sembra destinata ad una inevitabile sconfitta fino a che non ci sarà un’azione responsabile da parte delle famiglie, prima, e del giovane, poi.
Solo decidendo insieme delle regole precise (consentirne l’uso durante l’intervalli,…) si potrà arginare un’abitudine che sembra ormai immutabile.
Auguriamoci che l’unico suono che si possa ascoltare nelle classi sia quello della vecchia, quanto rassicurante, campanella….!

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