Diciamo la verità: ogni ragazzo va a scuola con il cellulare e quando gli è possibile ne sfrutta l’occasione per utilizzarlo.
Preferisce guardare un “piccolo” schermo piuttosto che sfogliare un libro ricolmo di parole e numeri di cui, il più delle volte, non si riesce a capire il significato. E allora entra in gioco la distrazione. Quella “materia” in cui tutti gli alunni si riescono ad adagiare benissimo. Non si ascolta più la lezione e le parole che vengono dette dai professori sono parole che l’alunno sente in lontananza, come se ci fossero tanti metri di distanza.
Chiedere ad uno studente delle regole sull’utilizzo in classe del cellulare sarebbe troppo facile: risponderebbero tutti: “Sempre, da quando entriamo a quando usciamo.” Ma lì per lì è una risposta troppo banale, troppo frettolosa!
Servirebbe un minimo di razionalità e maturità.
Sarebbe opportuno, quindi, ridimensionare l’utilizzo del telefonino in classe e darci tutti delle regole. Ma con questo non voglio dire di lasciare il cellulare a casa e portare solo libri e quaderni; ma capire davvero l’esigenza di questo aggeggio. Magari potremmo utilizzarlo quando abbiamo materie meno pesanti come un libro e non far finta di leggere, quando in realtà stiamo facendo tutt’altro; potremmo, con il consenso dei professori, fare delle lezioni online e mettere da parte i fogli bianchi ogni tanto. Ma tutto sempre con moderazione!
Non dobbiamo dimenticarci che andiamo a scuola per formarci, per essere qualcuno domani. E quando andremo a fare un colloquio di lavoro dobbiamo presentare le nostre conoscenze e le nostre capacità, non il telefonino.
Forse ci potrebbe aiutare a potenziare la nostra mente, ma le nostre radici devono essere “di carta”!

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