Tutti noi vorremmo che le opere d’arte rimanessero intatte per sempre, che i
quadri conservassero all’infinito i propri colori originali e gli edifici storici non
si rovinassero mai.
Purtroppo, però, il passare dei secoli, l’utilizzo di vernici o materiali scadenti e
per di più l’azione degli agenti atmosferici, fanno si che l’opera non riesca a
conservarsi perfettamente.
Per quanto riguarda i quadri, con la tecnica del restauro, si riesce a lavorare
minuziosamente al dipinto, rifinendo alcune parti mancanti tramite una
riproduzione molto fedele all’originale.
Senza l’utilizzo di questa tecnica non disporremmo di un patrimonio artistico
così vasto, dato che molte opere d’arte risulterebbero irrimediabilmente
rovinate o scolorite.
Perché, dunque, non applicare lo stesso principio ad altre opere di carattere
storico, aventi un valore artistico inestimabile?
Tramite l’anastilosi, si riescono a ricostruire antichi edifici utilizzando parti
originali, quindi la natura primaria dell’opera non viene totalmente modificata
e l’edificio in questo modo non risulta distrutto per sempre.
Ovviamente è questa un’operazione di restauro, in molti casi addirittura di
ricostruzione, quindi il risultato finale non rispecchierà mai perfettamente
l’originale, ma almeno i visitatori potranno ammirare l’opera in modo
tridimensionale e non guardando semplicemente una fotografia.
Nel caso del tempio di Selinunte, il restauro dovrà essere studiato nei minimi
particolari ed essere estremamente minuzioso, dato che soltanto una colonna
delle 54 presenti è rimasta tutt’ora in piedi.
L’intervento prevede infatti una totale ricostruzione del tempio a partire dai
materiali originali disponibili e non semplicemente un lavoro di
perfezionamento dell’opera.
Bisognerà quindi lavorare molto perché l’edificio non risulti palesemente una
brutta copia dell’originale e l’opera autentica non venga quindi sminuita
eccessivamente dalla nuova.

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