Il Tempio G a Selinunte, in Sicilia, è un antico tempio greco di ordine dorico.
Era un tempio di 44.97 metri per 109.12, grande come quattro partenoni, aveva 54 colonne di dimensioni enormi e una pietra debole come la calcarenite lamellare. Di quelle 54 colonne ne resta in piedi una sola che è nominata il “fuso della vecchia”, che addirittura i pescatori di zona usano come riferimento nella navigazione.
È posto sulla collina orientale che accoglie i resti di alcuni dei templi dell’antica città greca ed era probabilmente dedicato ad Apollo. La datazione è piuttosto incerta tra il VI ed il V secolo a.C. La costruzione fu probabilmente effettuata in periodi diversi andando incontro anche a varie modifiche estetiche.
Tuttavia nel corso della storia è stato colpito da forti terremoti e purtroppo oggi è quasi del tutto distrutto e andato in rovina.
Ciò nonostante, nel 2011, Valerio Massimo Manfredi avviò uno studio sulle rovine per realizzare un plastico del tempio e organizzò un convegno di tre giorni su pro e contro inerenti alla ricostruzione.
Manfredi riteneva infatti che se non fosse stato ricostruito subito sarebbe andato tutto perduto anche perché il fascino della rovina ormai era terminato.
Però il progetto partito si arenò per alcuni intoppi: costi troppo elevati, ostilità del terreno, ma soprattutto il caso dell’anastilosi.
Infatti, per molti, l’unico modo di ristrutturare l’antico tempio era proprio mediante questa tecnica che prevedeva esclusivamente l’utilizzo di parti originali del precedente monumento.
Quindi molti si opposero all’ipotesi dello scrittore, reputando il progetto un insulto alla sterilizzazione del tempio, e di conseguenza venne subito abbandonato.
Tuttavia nel novembre del 2017 Vittorio Sgarbi divenne assessore alla cultura della regione Sicilia e, riprendendo le intenzioni di Manfredi, sbandierò per tutta la campagna elettorale l’ipotesi di ricostruzione del tempio come suo cavallo di battaglia.
Il critico ferrarese infatti stimò i costi di tutti i lavori necessari per rimettere in piedi l’antico monumento e promise di completare il tutto il più velocemente possibile.
Secondo Sgarbi il totale dovrebbe ammontare ai 15 milioni di euro, e pur essendo una cifra molto elevata sostiene che sia un progetto da terminare per restituire alla Sicilia un capolavoro d’arte arcaica.
Intorno a questa vicenda sono quindi iniziati molti dibattiti.
Molti sono contro la ricostruzione del tempio sia per il prezzo elevato sia perché non vogliono contaminare questi antichi resti con i lavori dell’uomo.
Molti invece sono a favore di tale progetto in quanto preferirebbero avere un tempio vero e proprio anziché un ammasso di macerie.
Infatti Sgarbi stesso sostiene che non può essere un terremoto a dare un senso all’architettura; inoltre grazie alla tecnica dell’anastilosi gli eventuali danni sarebbero minimi in quanto verrebbero utilizzato solo parti originali.
La situazione è quindi ben complicata; ma la scelta migliore sarebbe proprio quella di avviare la restaurazione del tempio.
Infatti se il monumento venisse ricostruito mantenendo le originali dimensioni, sicuramente sarebbe uno dei più grandi templi europei e sarebbe di grande aiuto sia per la Sicilia che per l’Italia.
Però, oltre a diventare un grande meta turistica, ricreerebbe soprattutto un ambiente ormai perduto da tempo e lascerebbe in ogni visitatore emozioni inimmaginabili; emozioni sicuramente ben più forti rispetto a quelle che ora trasmettono le macerie del tempio.
Ovviamente i lavori andrebbero eseguiti con molta cura e precisione in modo da non rovinare i reperti; tuttavia, considerate le moderne tecniche archeologiche, sarebbe un rischio assolutamente da correre in quanto l’esito finale risulterebbe mozzafiato.

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