Tempio G e non più tempio G, così come l’anno Mille, il parco archeologico di Selinunte, Sicilia si trova in una profonda crisi archeologica, storico-artistica, che vede scontrarsi i sostenitori e gli oppositori alla ricostruzione del Tempio G dedicato al Dio Apollo. Questa azione, realizzata tramite anastilosi, vedrebbe erigere il tempio, utilizzando esclusivamente i materiali della zona archeologica circostante all’unica colonna rimasta in piedi. Quella del Tempio G è una delle strutture più imponenti dell’intero mondo greco. L’ammasso delle rovine, giace immutato dal V secolo d.C.
Impossibile tenere a bada gli interventi da parte dei fanatici della cultura, come Vittorio Sgarbi, critico d’arte, che si propone di ricostruire il tempio G di Selinunte per farne “l’ottava meraviglia del Mondo”.
Da qui parte dunque un lungo processo di stesura dei progetti per ri-erigere il monumentale tempio, con un fondo di circa 40 milioni di Euro. Sgarbi si dimette, e decide di ‘eleggere’ come proprio sostituto Sebastiano Tusa, che assicura «In nessun modo inseriremo materiali nuovi, o in qualche modo fuori contesto». Insomma come ogni decisione, anche questa ha i suoi pro e contro. Si potrebbe fare innalzare la più maestosa opera di restauro, e riconfigurare una nuova immagine per il sito archeologico, oppure oltrepassare i confini estetici e di valore storico, e lasciare indenne l’ammasso ‘romantico’ di macerie dall’aria suggestiva. Qualunque sia la decisione, l’importante è quello di trasmettere l’amore per l’arte e per la cultura.

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