L’affermazione del robot per l’assistenza agli anziani è ormai diffusa in tutto il mondo, basti pensare alle nuove ricerche scientifiche che si stanno divulgando soprattutto in Italia e in Giappone. Quest’ idea è nata dall’evidente difficoltà di chi è costretto a vivere da solo, di chi non è più autosufficiente e di coloro che sono in serie difficoltà economiche. Tra gli umanoidi che aspirano a divenire badanti c’è Romeo, ancora in fase di sperimentazione, ma che sarà in vendita per gli ospedali e per le case di riposo già nel 2019; c’è anche Robobear, frutto della collaborazione giapponese fra Riken e Sumitomo Company Limited, il robot che può sollevare delicatamente un paziente che si trova nel letto. Sicuramente, però, quelli più vicini a noi sono gli ormai già famosi Oro, Doro e Coro: progetto dell’istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha coinvolto un gruppo di ricercatori proveniente da Svezia, Inghilterra, Germania e Italia con la partecipazione di due aziende spin-off della scuola (RoboTech e TechnoDeal), del Comune di Peccioli. L’innovazione del settore robotico, ha riscontrato molto successo, soprattutto poiché si tratta di tecnologie innovative in grado di aiutare la popolazione a vivere più a lungo e in autonomia, come affermato anche durante il meeting della Commissione Europea. Questo grande sviluppo, può creare le premesse per una società che affronta la sfida dell’invecchiamento, per una società sempre più tecnologica e alla ricerca delle novità per un benessere maggiore. Secondo gli esperti di Kaspersky Lab, tra pochi decenni, la popolazione mondiale si svilupperà modificando le nostre vite in quella che sarà la nuova realtà digitale: gli automi eseguiranno quasi tutti i lavori di routine e le persone lavoreranno per migliorare i software dei robot. Ma qual è l’altra faccia della medaglia? Se per tutti l’innovazione è un fattore positivo, non bisogna comunque dimenticare che ci sono inevitabilmente dei rischi. I robot-badanti sono programmati per fare la spesa, aiutare i disabili e gli anziani a spostarsi, ricordano orari, comprano medicine e gettano via la spazzatura, ma può tutto questo sostituire il lavoro di una badante in carne ed ossa? I robot non sono in grado di provare sentimenti quali l’affetto, l’amore o la compassione, non riescono a partecipare alle sofferenze, ai dolori e alle disgrazie umane, si fermano piuttosto con un semplice click. È questo il futuro che vogliamo per i nostri nonni? Sicuramente è un grande aiuto, ma dal punto di vista umano ci saranno innumerevoli disoccupati, persone che perderanno il proprio posto di lavoro, che siano immigrati o italiani. Cosa succederà quando i robot prenderanno il posto dell’uomo? I robot non chiedono giorni di ferie, non si ammalano, non chiedono aumenti, non si lamentano e non sbagliano gli ordini, sono “perfetti” sostituti dell’uomo, ma a noi cosa resterà? Cerchiamo perciò di vedere il lato positivo della sperimentazione e di non allontanare troppo dalla nostra mente tutti i rischi possibili: gli automi saranno perfetti collaboratori degli umani, ma non potranno mai sostituire uno di essi.

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