Possedere un’auto di lusso, abitare una bella casa, vestire abiti firmati, frequentare scuole prestigiose al giorno d’oggi potrebbero non essere status symbol davvero rappresentativi: l’oggetto esibito dai più “snob”, al giorno d’oggi, consiste in un robot personale che si occupi dei lavori casalinghi. Una tra le tante funzioni che dovrebbero avere queste macchine intelligenti, oltre al muoversi autonomamente e compiere azioni impensabili, sarebbe quella di tenere compagnia agli anziani. Non si tratta però di una compagnia passiva: il robot si metterebbe nei panni di un qualunque essere umano, o addirittura di un conoscente dell’anziano in questione, e incomincerebbe discorsi interessanti e coinvolgenti, dando quindi la possibilità di interagire agli assistiti avanti con l’età, passando un po’ di tempo con qualcuno che li sostenga nei momenti morti della giornata. Effettivamente, secondo uno studio svedese, gli anziani con il passare degli anni perdono un po’ della propria apertura emotiva, isolandosi in se stessi. Sempre grazie a quello studio, si è scoperto che le probabilità di incorrere in problemi relazionali aumentavano se il soggetto aveva qualche malattia, o disabilità nella comunicazione. Infatti i non vedenti o i sordi hanno più difficoltà nel rapportarsi con chi li circonda, non solo per la menomazione, ma per un cedimento a livello emotivo e i robot capaci di interagire con individui colpiti da questi problemi sarebbero veri “angeli dal cielo”, perché riuscirebbero a comunicare in modo più spontaneo e sincero. I metodi di comunicazione che si dovrebbero adottare sono specifici, si parla di speciali tecniche di socializzazione, e prevedono degli studi molto accurati che probabilmente devono essere ancora portati a termine. Bisogna, però ricordarci che agli anziani in generale importa la presenza di un familiare di fianco a sé, che compia piccoli gesti che compiacciano il soggetto, gesti come ad esempio la stretta di una mano o una carezza, che difficilmente potrebbero essere compiuti da robot.

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