È quasi ufficiale ormai: dopo lunghe discussioni, dal 2018 gli studenti affronteranno un Esame di Stato tutto nuovo. Si prevedono, anzi, si sono già scatenati battibecchi e critiche a proposito dei cambiamenti prospettati nella tanto temuta prova, primo fra tutti il voto d’ammissione. Agli studenti non servirà più raggiungere la sufficienza in tutte le materie per essere ammessi all’esame, ma basterà ottenere una media complessiva del sei, voto in cui è compresa la valutazione della condotta. Certo, prima era ingiusto bocciare un alunno con la media del 5,4 in una sola materia, ma realtà altrettanto vera era l’aiuto fornito in tal caso dai professori. Se la riforma si limitasse a questo ….la Buona Scuola resterebbe sulla carta, ma uno sguardo attento ai lati più innovativi e importanti della legge indica che forse si è voluto valorizzare il “concreto” rispetto all’ “astratto”. Eh già: dall’anno prossimo, per avere la possibilità di partecipare alla maturità, sarà necessario aver coperto il monte ore minimo di alternanza scuola-lavoro richiesto, ovvero 200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici e professionali, esperienza di cui poi verrà persino chiesto un resoconto in relazione all’intero triennio svolto. E non è finita qui. Il ministero ha voluto varare una legge che premi l’impegno dimostrato dall’alunno durante tutto il percorso scolastico: per questo motivo nell’esito dell’esame non si terrà più conto soltanto del suo stesso svolgimento, ma anche dell’andamento in tutti i 5 (o 3 o 4) gli anni; ciò per scongiurare il caso, non infrequente, dello studente discontinuo che, dopo infiniti richiami e distrazioni, dà magari il meglio di sé proprio nel colloquio finale, incantando i commissari esterni e sorprendendo quelli che ne conoscevano i trascorsi poco adeguati. Insomma, una riforma che vuole premiare la costanza nello studio, ma nel contempo rassicurare quanto all’ammissione. La si può approvare o contestare, ma meriterebbe una considerazione più ottimista, in quanto finalmente valorizza il merito, sistema di cui l’Italia avrebbe più bisogno oggigiorno.

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