Molto spesso sentiamo al telegiornale notizie riguardanti il cambiamento climatico e il suo pericoloso contributo all’estinzione di diverse specie animali: fino a pochi anni fa vivevano e si riproducevano tranquillamente, nel giro di questi ultimi decenni numeri molto critici ci fanno temere per la loro sopravvivenza. Per il biologo Eugene Stoermer quanto sta accadendo è compatibile con la definizione di ”antropocene”, ovvero la fase in cui l’uomo, con le sue scelte, influenza direttamente l’habitat e di conseguenza tutti gli esseri che vi appartengono. Negli ultimi anni si sono organizzate molte volte manifestazioni e proteste per evidenziare il problema e ci sono state anche grandi riunioni tra i rappresentanti dei vari paesi per trovare una soluzione valida per tutti. Innanzitutto si è posto il problema dell’inquinamento mondiale ed in particolare dei paesi in via di sviluppo che non rispettano regole per salvaguardare l’ambiente circostante e che si riflette poi sull’intero ecosistema. L’aumento della temperatura a seguito dell’inquinamento porta a diffusione di specie in ambienti non naturali e all’estinzione di altri; provoca difficoltà di adattamento di alcune specie e la loro vulnerabilità con malattie che le debilitano e che con il tempo le porta a scomparire. L’uomo è la causa di tutti i mali ambientali perché le sue scelte sono dettate dall’ingordigia, dal profitto senza scrupoli, da manie di grandezza, da egoismo. La sopravvivenza di un essere su un altro si collega ad una selezione naturale: il forte sopravvive al debole; ma se è l’uomo che interviene e con le sue decisioni causa la scomparsa di animali o specie di esseri viventi, se ne attribuisce tutta la responsabilità e la volontà.

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