Esame di stato indubbiamente più facile, ma anche più affidabile. Sarà così a partire dal 2018: basterà la media del 6 per l’ammissione, sparirà la terza prova scritta, nel colloquio entrerà obbligatoriamente l’alternanza scuola-lavoro.
Secondo alcuni esperti, però, le semplificazioni saranno troppe, infatti un esame a cui verrà ammesso il 95% degli studenti ed alla fine i promossi saranno il 99,5% non ha senso.
L’esame di maturità un tempo, era la conclusione di un percorso, un rito di passaggio. Ora dopo nemmeno un mese dalla fine dell’esame di maturità gli studenti si trovano di nuovo tra i banchi per i test d’ammissione all’università.
Un doppione inutile. Secondo me sarebbe meglio collegare l’esame di maturità al prosieguo degli studi, come in Inghilterra, magari con un test basato sulle conoscenza generali e più approfondito sulle materie legate alla scelta della facoltà universitaria.
Molte le novità riguardante l’assegnazione del voto finale.
Il giudizio resterà in centesimi ma sarà dato più valore all’andamento scolastico durante gli ultimi tre anni di superiori.
Dato che il terzo scritto sarà abolito cambieranno anche i punteggi da assegnare alle prove: mentre adesso è previsto un punteggio massimo di 15 punti per ognuno dei tre scritti e un massimo di 30 punti per l’orale, a partire dalla maturità 2018 è prevista l’assegnazione di un massimo di 20 punti sia per la prima prova sia per la seconda prova e di 20 punti per il colloquio.
L’esame di maturità generalista, come lo conosciamo noi, c’è solo in Italia.

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