“Ci sono passati tutti”. È all’incirca questo che si usa dire per cercare di rassicurare un bambino il primo giorno di scuola, un diciottenne che sta per prendere la patente, ma anche un maturando. Cosa si può però dire ai ragazzi che l’anno prossimo affronteranno il “nuovo” Esame di Stato riformato secondo la proposta del Miur? Beh, se dopo l’approvazione finale le modifiche attuate saranno quelle previste inizialmente non ci sarà molto da rassicurare: per la gioia degli studenti niente “quizzone” e niente più sufficienza in tutte le materie richiesta per essere ammessi agli esami (basterà avere una media superiore o pari a sei nella pagella finale). Inoltre, parte del colloquio orale verterà sull’esperienza di alternanza Scuola-Lavoro, alla quale bisognerà necessariamente aver partecipato per poter essere ammesso agli esami. Certo, a maggio si terranno le Prove Invalsi, ma in fondo non è una tragedia per i futuri maturandi paragonata ai vantaggi che la riforma porterà. Ma si tratta realmente di vantaggi? Qualcuno si è chiesto come mai sia stato proposto di rendere più accessibili gli Esami di Stato? Forse perché l’Italia non farebbe una bella figura con gli altri Paesi se si sapesse che molti ragazzi non sono idonei a prendere parte a questo esame. Tuttavia, renderlo più accessibile e semplice potrebbe addirittura danneggiare gli studenti. Questo perché quello che viene dopo, l’università, il lavoro, la famiglia, la vita, nessuno farà nulla per rendercelo più semplice. Quello che possiamo fare è arrivare preparati al massimo per affrontarlo. Ma durante il percorso scolastico i professori preferiscono non mettere insufficienze in pagella che comporterebbero l’esame di riparazione a “settembre”, non bocciare noi alunni, insomma tendono ad aiutarci. Magari potrebbero anche pensare di fare il nostro bene facilitandoci, ma la vita vera, quella fuori dalle mura scolastiche, non è così. Difficilmente incontreremo un datore di lavoro (ammesso di riuscire a trovare un lavoro) che se un giorno arriviamo in ritardo ci dà una pacca sulla spalla dicendo “non ti preoccupare”. Questo è ancora più vero se andremo a lavorare come medico, ad esempio, dove gli errori sono ammessi ancora meno che nelle altre professioni. Un commercialista commette un errore: il cliente va incontro a una sanzione. Un chirurgo commette un errore: una persona muore. E non ci sono opportunità di rimediare se la prima volta è andata male. Certo, la scuola non può prepararci a tutto, ma può insegnarci che se vogliamo raggiungere un obiettivo i mezzi per raggiungerlo non ci verranno posti su un piatto d’argento. Siamo noi a doverci muovere. In questo caso o Maometto va dalla montagna, o Maometto si dovrà accontentare di guardarla da lontano.

Sara Di Castri

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