Il mondo è un luogo immenso e colmo di habitat di ogni tipo popolati da animali e piante, ognuno dei quali diverso dagli altri, con una funzione ben precisa e un ruolo fondamentale nel suo ambiente.

Infatti, ogni essere vivente è come uno di quei pesi di una bilancia che permettono al suo braccio di restare orizzontalmente in equilibrio, e la mancanza del quale destabilizza la situazione.

Questo significa che ogni essere vivente, di ogni genere, famiglia e specie, è essenziale o, comunque, molto importante per il luogo in cui vive, e anche solo la mancanza di un elemento di un habitat potrebbe stravolgerne gli equilibri, creando cambiamenti anche irreversibili.

Di conseguenza, è necessario che l’uomo, che è senza dubbio la maggiore causa della presenza di animali a rischio di estinzione, si dedichi alla gestione-protezione di essi e alla rivoluzione del proprio stile di vita. Bisogna arrivare a rispettare il più possibile la natura e a diminuire il numero di specie a rischio o, comunque, ad evitare che la perdita di biodiversità e la sparizione di specie continuino ai ritmi preoccupanti che attualmente sono atto.

Secondo il bilancio del 2015 di Legambiente, infatti, il 60% delle specie e il 77% degli habitat sono minacciati dall’innalzamento della temperatura, dall’uso sconsiderato del suolo e dall’eccessivo prelievo delle risorse. Se non ci saranno cambiamenti immediati che limitino l’aumento delle temperature, una specie su sei rischierà di estinguersi entro il 2100.

Queste perdite riguardano anche l’Italia, dove già nel 2014, si è conclusa l’estinzione della gru, insieme alla quaglia tridattila, il gobbo rugginoso, il rinolofo di Blasius, lo storione e lo storione ladano. Leggere i nomi di queste creature, sapendo che non le potremo più vedere volare nel cielo o nuotare nei fiumi e che non esisteranno mai più, deve far riflettere chiunque.

C’è già chi si occupa di coinvolgere le persone comuni nella difesa e nell’aiuto delle specie a rischio e degli animali in generale; basti pensare a tutti i documentari che ci mostrano come e cosa succede quando una specie si estingue, o a scrittori, come Jostein Gaarder, che con “Il mondo di Anna” ci mostra come potrebbe essere la nostra vita tra un centinaio di anni, con smartphone che ci avvisano su quale sia la specie estinta del giorno.

Ma nonostante questo, il problema non è risolto e la maggior parte degli uomini non percepisce la gravità di queste perdite, anzi ignora il problema, quasi non la riguardasse.

In realtà, questa visione è molto pericolosa; infatti, la perdita di specie, e quindi di biodiversità, è concausa dell’insicurezza alimentare ed energetica, dell’aumento della vulnerabilità ai disastri naturali, come inondazioni o tempeste tropicali, della diminuzione del livello della salute all’interno della società, della riduzione della disponibilità e della qualità delle risorse idriche e dell’impoverimento delle tradizioni culturali.

Come si può notare, gli effetti che l’estinzione di specie ha o avrà sull’uomo sono molteplici e molto significativi, e influiscono sulla futura sopravvivenza stessa dell’uomo, in quanto animale che necessita di nutrimento, acqua, e risorse, e la cui presenza sulla Terra sta aumentando esponenzialmente. Considerando che la causa di tutto ciò è l’uomo, si può facilmente concludere che anche l’unica soluzione si trovi nell’uomo.

E questa soluzione consiste nella collaborazione tra uomo e natura, nella creazione di un rapporto che sia vantaggioso per entrambi, e non solo per una delle due parti, come oggi avviene, con l’essere umano che dalla natura ottiene ciò che desidera, senza preoccuparsi di restituire nulla in cambio.

Quindi, si dovrà attuare un processo di sensibilizzazione, che, a mio parere, dovrà iniziare già dai bambini, affinché crescano con una mentalità che abbia a cuore la protezione la salvaguardia di tutti gli esseri viventi, anche se non appartenenti alla specie “homo sapiens sapiens”.

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