Ragazzi che scendono in campo e genitori che si azzuffano: episodi che si verificano troppo spesso, mettendo in evidenza l’eccesso di furore e di appoggio dei genitori nei confronti dei propri figli ma anche le varie rivalità presenti in particolare sugli spalti dei campi da calcio. Il tifo è importante per supportare chi sta giocando, ma proprio perché il calcio è un gioco non si deve assolutamente arrivare ad azzuffarsi, bisogna piuttosto saper accettare anche una sconfitta o un’ammonizione ritenuta ingiusta. C’è infatti differenza nel tifare con ritegno, incitando i ragazzi a dare il meglio di sé per ottenere poi soddisfazioni personali, e tifare urlando e offendendo i rivali. Un eccesso di tifo ottiene l’effetto contrario rispetto al vero scopo, come dimostrano gli episodi in cui ragazzi rinunciano a giocare perché i genitori si picchiano. Come in tutte le azioni, anche nel tifo bisogna essere misurati e non eccedere, ma purtroppo a volte capita anche di dover sospendere le partite per sedare le liti che avvengono a bordo campo.
I ragazzi costretti ad assistere a tali litigi non sono per niente contenti, anzi: non è piacevole vedere i propri genitori scontrarsi violentemente contro quelli di un proprio amico o comunque di un coetaneo! A costituire problema sono i genitori che, per il troppo orgoglio, vanno oltre e determinano rabbia e scoraggiamento nei ragazzi in campo; queste sono occasioni in cui i ragazzi dimostrano di essere più intelligenti dei genitori in quanto, pur di non vedere i propri genitori azzannarsi contro altri, a volte decidono di non giocare più. Molto spesso la presenza dei genitori in tribuna fa più danni che altro, in quanto volgarità e spintoni scoraggiano i giocatori. Disputare partite tranquille sarebbe più divertente, se gli spettatori convivessero pacificamente; sarebbe inoltre un modo per far valere uno sport amato come il calcio e continuare a giocare senza perdere la passione. L’attività sportiva nata per svago e per mantenersi in forma, quando viene praticata a livello agonistico si trasforma in una lotta al potere, in quanto spesso, e soprattutto nel calcio, è sinonimo di denaro. Chi arriva all’apice riesce a guadagnare somme spropositate e sproporzionate rispetto al tenore di vita normale. Lo sport significa impegno costante e insegna il rispetto per l’avversario e l’umiltà, tutte bei comportamenti, ma vanificati da episodi grotteschi, a volte perfino violenti, che non fanno altro che indebolire un sano agonismo e ridurne il fascino. Un genitore aggressivo sugli spalti mette in soggezione il figlio, si dimostra troppo apprensivo e dà un peso sproporzionato al risultato, dimenticando che, qualunque sia l’esito, l’importante non è vincere ma partecipare.

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