E’ sorprendente notare come il calcio moderno, quello a cui siamo molto appassionati e seguiamo costantemente, sia nato nel 1800 in Inghilterra e precisamente tra i numerosi college, peculiarità questa che lo rendeva accessibile esclusivamente all’ élite studentesca, composta da giovani universitari di buona famiglia, ricca ed agiata, non di rado distanti dallo svago pubblico. Eppure, in breve tempo, seguire incontri di calcio è diventato uno dei passatempi di milioni di persone, non solo uomini o ragazzi, ma anche donne e fanciulle, grandi e piccoli, che sono rimasti affascinati da uno straordinario esempio di espressione e capacità fisiche e mentali, dimostrazioni di onestà e grande rispetto, per il quale vivere momenti di gioia e dispiaceri, uno sport insomma, in grado di esprimere il “pathos” a cui nessuno di noi può rimanere indifferente. Probabilmente è proprio l’enorme forza emotiva che sprigiona a renderci incessantemente schiavi, ma siamo sicuri che sia realmente la giusta interpretazione, o in caso contrario, cosa ci rende tanto vicini a questo mondo? In ogni campo della vita, anche se non ce ne accorgiamo, le cose che riescono meglio e risultano maggiormente apprezzate sono quelle semplici, potrebbe sembrare un’affermazione corretta e allo stesso tempo scontata, eppure è proprio la semplicità la chiave del successo del calcio: non si devono possedere requisiti particolari, né tantomeno sono necessarie strutture o spazi impensabili, è sufficiente un pallone o qualcosa di simile e ovviamente tanta voglia di divertirsi… dunque, con un così largo seguito, come per ogni sport di squadra, è improbabile se non impossibile che ci siano appassionati disinteressati, o meglio coloro che pur amando quest’attività decidono per propria scelta di non legarsi a nessuna compagine specifica limitandosi a gustare un qualsiasi match. Nutrite invece sono le fila di chi si identifica nettamente tra i colori e i simboli di una precisa fazione, sostenendola in ogni situazione; purtroppo è esattamente qui che incontriamo problemi seri, poiché siamo soliti riversare nel tifo appunto, tutta la nostra vita e le emozioni che la pervadono: la felicità, la tristezza, le preoccupazioni… al punto da confondere una semplice partita, per quanto importante sia, in una disputa da non perdere assolutamente, vitale addirittura e di conseguenza una sconfitta si tramuta in una disfatta personale, una vittoria in un trionfo individuale. Sventuratamente tutto questo non può e non deve fungere da giustificazione o anche solo da attenuante agli atti ignobili commessi dai tifosi, a maggior ragione se la gara viene disputata da ragazzini e gli spettatori indisciplinati si scoprono essere genitori poco inclini alle regole; prima di tutto infatti il calcio è, come affermano molti, al pari della scuola e delle altre discipline, palestra di vita, che si prefigge innanzitutto di formare uomini e non idioti esaltati.

Giovanni Vinchi

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