“Abbiamo perso perché non hai passato la palla a mio figlio” dicono i genitori di un ragazzino di dodici anni al suo compagno di squadra. “Tranciagli le gambe!” urla un padre rivolto al figlio che si è fatto dribblare durante una partita tra esordienti. Purtroppo non è uno scherzo e chiunque di noi abbia giocato a calcio o giochi tuttora sa che non sto esagerando. Ma c’è di più: mamme ultrà che chiedono al Mister perché il proprio figlio non è stato messo sulla fascia sinistra anziché centrale difensivo; padri che cronometrano i 25 metri stile libero della figlia perché non si fidano dell’orologio della piscina; ma la scena più raccapricciante a cui ho assistito si è svolta qualche anno fa dopo una gara di sci: un padre arrabbiatissimo si è rivolto alla figlia, chiedendo come mai in gara aveva ottenuto un tempo peggiore rispetto alle prove; risultato: pianto a dirotto della ragazzina. Cosa spinge un genitore che ama il proprio figlio a comportarsi così? Ma soprattutto, cosa pensano i ragazzi quando i loro genitori manifestano in questo modo il loro “tifo”? Innanzitutto, soprattutto nel calcio, molti padri (e anche madri) sperano un futuro da campioni per i figli; in altri casi si tratta di una rivalsa personale, “pressano” i figli con l’obiettivo di migliorare le prestazioni; alcuni si fanno prendere da gelosie o ambizioni, vivono il rendimento scarso del figlio come una sconfitta personale, la sconfitta come fallimento. Inoltre alcuni genitori non riescono ad accettare che i loro figli si divertano (e basta), non siano competitivi e perdano! “Impariamo ad accettare i limiti dei nostri bambini. Essi non sono nati per soddisfare il nostro orgoglio o per compensare le nostre frustrazioni”. Questo è il Manifesto che la FIN ha esposto nelle tribune di 400 piscine italiane. Contro i genitori-tifosi maleducati sono nati i “corsi di rispetto”: la Lancashire Football Association (seguita da altri clubs) ha proposto i “Silent Weekend”, solo applausi ed esultanze per i goal, chi trasgredisce dovrà seguire un ciclo di corsi di rispetto. E i figli-atleti cosa ne pensano? Sembra siano molto contenti. Essere competitivi nella giusta maniera potrà fare di noi dei vincenti, ma alcuni ragazzi, troppo sotto pressione, diventano ansiosi, insicuri, e cosa ancora più grave, molti “abbandonano”: questo sì che è una sconfitta. Lo sport è passione e divertimento, impegno, rispetto delle regole, dei compagni e degli avversai; lo sport fa crescere e qualcuno ce la fa e diventa un campione. Noi ragazzi lo sappiamo, molti genitori purtroppo no.

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1 Comment
  1. lucchinimart 5 anni ago

    Ciao apex dalla redazione veni vidi vici! Il titolo da te usato per l’articolo mi ha attirato e mi ha colpito molto, nel complesso

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