Sono trascorsi quasi dieci anni dalla prima volta che ho giocato a calcio,uno sport bellissimo che consiglierei a chiunque e che, soprattutto, ti aiuta a crescere e ti insegna come affronta le diverse situazioni che la vita ti pone davanti. Purtroppo devo ammettere una cosa: spesso,durante le partite,noto che sulle tribune gli animi si scaldano e a volte volano parolacce, insulti ed offese, rivolte soprattutto agli arbitri e, ancora peggio, ai piccoli calciatori che sono in campo. Protagonista assoluto di questa cattiva abitudine è il pubblico che assiste alle partite di calcio giovanile e che è costituito, ahimè, proprio dai genitori che sono i primi “tifosi” della squadra, dove giocano i propri figli. Nel corso dello “spettacolo” offerto dai ragazzi che giocano,i genitori si trovano coinvolti nell’azione di attacco o in quella di difesa e provano una sensazione di successo e di gioia, in occasione di un goal fatto, e di insuccesso e frustrazione, in occasione di un goal subito.
Io non riesco a capire e a dare una risposta valide a certi interrogativi. Perché inquinare una sana esibizione di sport, dando un cattivo esempio e una pessima immagine di sé? Perché invece di sostenere i propri beniamini, incitandoli positivamente, i genitori soprattutto ricorrono all’offesa degli avversari? Purtroppo si preferisce sottolineare negativamente le qualità tecniche o fisiche di un bambino invece di incoraggiarne le prestazioni sportive, dimenticandosi e trascurando quel senso di rispetto.
Si arriva infatti ad offendere anche bambini che giocano nella stessa squadra dei propri figli, perché li si ritiene inferiori, perché “danneggiano la squadra” e si sentono frasi tipo “ecco entra lui, adesso fa almeno un autogol” o “quello? Ma quando segna…” o “ma che fa il mister? Vuole perdere la partita?”“è uscito mio figlio ed è entrato quello?”. Questo atteggiamento, inoltre, può indurre il bambino, che tende ad imitare il genitore, all’abitudine di criticare tutti, proiettando e attribuendo ad altri, come compagni o arbitro, il motivo di una sconfitta, senza riconoscere invece i propri sbagli,errori. Dico perciò che dobbiamo cercare un po’ tutti a recuperare, come dicevo prima, quel senso di rispetto, che ovviamente dobbiamo anche ai direttori di gara, uomini che sbagliano come tutti, uomini che sono ogni partita facile bersaglio di compilation di “antipatici complimenti”.
Spesso, il modo di vedere e giudicare del genitore è nettamente l’opposto di quello del mister: ogni genitore vorrebbe che il proprio figlio segnasse un sacco di gol e che giocasse sempre e comunque. La cosa che personalmente mi dispiace vedere, è che, invece di portare al campo il figlio per socializzare, per farlo crescere con gli altri, per farlo divertire o semplicemente per fargli praticare dello sport, lo carica di responsabilità, lo disprezza se non riesce o lo esalta se lo vede fare certe cose, dimenticando che si tratta pur sempre di un bambino.
Ritengo piuttosto importante riflettere sull’importanza dello sport come momento educativo. Rivolgendomi ai genitori, suggerisco di incitare sempre vostro figlio, anche quando sbaglia, ma mai in modo forsennato, di elogiarlo sempre quando fa bene e di non sgridarlo quando sbaglia. Inoltre, aggiungo e ribadisco che non ha senso che voi vi sostituiate all’allenatore dando consigli tecnici. Non contestate l’arbitro. Non inveite contro la squadra avversaria. Non incitate vostro figlio al gioco scorretto. Cercate sempre di essergli vicino, soprattutto quando ha bisogno di una parola di conforto e non abbandonatelo mai, pensando che debba diventare un “duro”. Concludo dicendo che il tifo più “pericoloso” ,secondo me è quello del genitore che crede di avere un campione in casa. Non risponde quasi mai a verità e crea problemi al ragazzo e alla società.

LUCA MANCINI

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1 Comment
  1. martinamaida 4 anni ago

    Innanzitutto bel lavoro, l’articolo

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