Domenica 14 febbraio, ore quindici. Papà mi accompagna a giocare una partita di calcio con i miei amici e si ferma sugli spalti per vedermi “danzare” col pallone.
La partita inizia, passano secondi, minuto dopo minuto il gioco si fa sempre più duro quando a un certo punto, al limite dell’area di rigore, il difensore avversario mi stende a terra.
Mi alzo per dire all’avversario di calmarsi, nel frattempo sento urla provenire dagli spalti : è mio padre, che si agita e grida contro tutto e contro tutti. Provo piacere nel vederlo intento a difendermi, ma contemporaneamente provo un grande imbarazzo di fronte a tutti i miei amici…
Cosa fare? In un primo momento, se questo succedesse, mi fermerei per qualche secondo per capire l’evolversi della situazione, poi correrei da mio padre per cercare di fermarlo.
Sicuramente non è questo il modo di comportarsi durante una partita : è comprensibile l’attaccamento per un gioco coinvolgente come il calcio e per il proprio figlio, ma bisogna saper moderare sè stessi e il proprio tifo.
Sì, perchè proprio quest’ultimo, a volte, è una malattia che uccide il pallone.
Di situazioni del genere se ne vedono spesso, ed è proprio per questo che bisogna fare un passo avanti e prendere come esempio la tanto lusingata Inghilterra, dove rigide regole sono alla base del giorno nel mondo del calcio.

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