Lo sport dovrebbe essere uno svago, un modo per fare attività fisica, per socializzare e stare con gli amici …..e per i ragazzi spesso è così, finchè non si mettono di mezzo i genitori. Si legge spesso nelle notizie di cronaca sportiva dilettantistica di incidenti avvenuti durante qualche partita di calcio, ma quello che stupisce di più è che spesso l’incidente non avviene in campo bensì sugli spalti, in seguito a accesi diverbi tra i genitori degli atleti. Anche se meno risaputo e divulgato, ciò avviene anche in sport minori, come ad esempio il tennistavolo: chi mai potrebbe pensare che, in una palestra non certo affollatissima dove si riuniscono i giovani atleti di una disciplina apparentemente più tranquilla, si possano vedere genitori che inveiscono contro l’arbitro e contro l’avversario del proprio figlio semplicemente perché ha guadagnato un “punto di fortuna”? Altro modo di interferire sempre più diffuso è quello dei genitori nei confronti degli allenatori: pretendono trattamenti “di favore”, giustificano sempre il proprio figlio anche se non si comporta in maniera corretta ed educata nei confronti di compagni e allenatore, insomma sminuiscono e bypassano completamente la funzione di educatore e leader, prerogativa del tecnico in questi contesti. Purtroppo, a farne le spese sono sempre i poveri ragazzi, che vorrebbero semplicemente giocare e divertirsi, che non avrebbero nessun problema a darsi la mano con gli avversari dopo un fallo o una sconfitta e invece subiscono tutta la tensione e la focosità dei genitori-tifosi, con il risultato di ritrovarsi imbarazzati e danneggiati nell’azione di gioco. Insomma, basta con i genitori-ultras! Ci vogliono genitori che facciano vivere lo sport in modo tranquillo e sereno, ricordando che si tratta sempre e comunque di un gioco, nel quale è ammesso solo un sano agonismo.

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1 Comment
  1. martinamaida 5 anni ago

    complimenti, hai scritto davvero un bell’articolo.

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