Lo sport è parte della nostra vita. Sono milioni le persone che ne praticano uno e molti di più sono quelli che lo seguono come spettatori, categoria quest’ultima a volte molto problematica.
Gli stadi sono luoghi prescelti per scatenare violenza rivolta contro altre persone; luoghi nei quali la “folla”, come scrive Manzoni, trasforma la personalità dei singoli in individui capaci di sfogare ogni genere di istinto.
I motivi sono i più futili, un errore arbitrale, o l’incontro fortuito delle tifoserie avversarie prima ancora del fischio d’inizio: ed ecco accendersi zuffe e scontri gravi che richiedono l’intervento della polizia.
Questa è diventata la normalità, ormai.
Ciò che rattrista ancor più è assistere purtroppo al fatto che questo fenomeno -cosa assai più grave- si vada sempre più diffondendo senza risparmiare eventi sportivi che vedono protagonisti ragazzini, giovani atleti, e in particolare i genitori sugli spalti che si abbandonano a scene vergognose tutt’altro educative.
Le partite dei ragazzi, spesso, sono arbitrate da loro coetanei: particolare che non fa differenza per il genitore “tifoso” il quale insulta dimenticandosi dell’età;
in tal modo, invece che sostegno e incitamento, si trasmette aggressività a giovani scesi in campo con il solo scopo di divertirsi.
Per risolvere il problema servirebbe un comportamento generale più civile e maturo.
Intanto, l’esempio citato fa ben sperare. Protagonisti, ragazzini che ancora una volta riescono a dimostrare maggior buonsenso degli adulti.
Sarà sufficiente per una riflessione collettiva?

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