Padri che imprecano contro l’arbitro perché non ha ammonito l’avversario; madri che disquisiscono con i mister sul perché il proprio figlio sia stato la maggior parte della partita in panchina anziché giocare ed esibire le proprie capacità; bambini che vengono portati assiduamente alle palestre, tra corsi di danza, lezioni di nuoto e allenamenti di calcio, perché “fa bene al corpo e alla mente”; bambini di soli 5 anni che non conoscono più, però, il significato della parola “noia”. Oggigiorno è questo uno dei problemi più frequenti: fin da piccoli si finisce in un vortice di competizioni, che vorrebbe essere piacevole per chi vi partecipa, ma che diventa, ormai, una fonte di ansia, di aspettative per genitori troppo tifosi. Vedendo nel figlio il modo per realizzare i propri sogni, padri e madri trascorrono domeniche e domeniche attaccati alla rete di un campo da calcio ad urlare contro i padri dei “nemici”, talvolta arrivando anche ad insulti e pesanti offese. Bambine che si danno arie, spinte dalle madri a litigare con coetanee perché possibili “avversarie da eliminare”, madri che, all’uscita da scuola, preparano un panino in macchina ai loro ragazzi e via tre ore tra bibite energetiche e allenatori più fanatici dei genitori stessi: perché l’importante non è più divertirsi, ma sfoggiare la medaglia d’oro al collo. Non importa se si sono infrante regole, se si è fatto un torto all’amica del cuore: ciò che domina è l’interminabile sete di fama, di essere i primi, i migliori. Cosa non si farebbe, quindi, per arrivare sul gradino più alto del podio? Forse si sono dimenticate, con il passare del tempo, le ragioni per cui il gioco è nato: un puro passatempo per stare insieme, costruire una squadra, trascorrere ore tra risate e scherzi in compagnia, collezionando ricordi indimenticabili. Una volta si giocava liberi, senza giudizi, ruoli prestabiliti, senza figure onnipresenti pronte a dire ciò che è bene fare: proprio dalla strada, infatti, da campetti fiancheggiati da sedie di plastica, tra fango e amici, sono cresciuti atleti internazionali, vincitori di medaglie olimpiche. A cosa porterà questa forsennata tifoseria? A campioni promotori dello sport sano o ad atleti che si servono di sostanze dopanti pur di trionfare?

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2020 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account