C’è davvero da sbigottire, anzi viene quasi da ridere, al pensiero che dei genitori possano arrivare, per una semplice partita dei loro figli, ad un tifo esagerato ed esasperante a tal punto da diventare vergogna per i figli stessi. Che insegnamento ci può essere dietro a questo? Cosa percepiscono ragazzini di nove anni con la passione dello sport, mentre affrontano una normale partita, intenzionati a divertirsi prima che a vincere? Certamente nulla! Solo una grande amarezza nei confronti dei genitori che li rendono ridicoli, o che li espongono alle accuse dei loro compagni, senza averne colpa. Certi genitori dovrebbero contare fino a mille, prima di agire senza pensare alle conseguenze: con le loro reazioni esagerate non insegnano certo ai propri figli né il rispetto dell’avversario né la passione sportiva. Quindi, se è necessario rimanere a casa per amore dei propri figli, è meglio farlo; oppure essere presenti, senza dare spettacolo, tanto meno criticando la decisione dell’arbitro o dell’allenatore stesso.
Le questioni a bordo campo non si risolvono con insulti o quattro pugni, ma con l’intelligente equilibrio di una sana sportività. Episodi del genere rispecchiano il mondo attuale, dove tutti vogliono ottenere ciò che desiderano, senza alcun rispetto. Ognuno dovrebbe ottenere ciò che si merita, senza alcuna ingiustizia, non è di certo con la violenza che si risolve un torto subito. Quindi lasciamo perdere certe volgarità, episodi che umiliano la nostra personalità; lo sport è un’attività meravigliosa che dovrebbe portare unione tra chi lo pratica attivamente e tra chi lo segue con passione, tifando sì, ma con rispetto.

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