In Italia ormai il calcio è uno sport così diffuso e amato che col tempo ha assunto un ruolo rilevante in tv, alla radio, sulle riviste, ma soprattutto nella società in quanto unisce migliaia di persone con la stessa passione, dai più anziani ai più piccoli.
Purtroppo nel corso dei decenni il calcio sano, basato sui veri valori e sulla sana competizione, sulla gioia del vincere e la delusione per le sconfitte è stato compromesso da risse tra gli spalti o in campo, cori razzisti, interventi degli ultras, che hanno danneggiato l’immagine di questo sport.
Oltre a questi fenomeni, diffusi nelle partite di squadre affermate, in tutta la nostra penisola si verificano frequentemente episodi di scontri violenti tra genitori durante le partite dei propri figli. Ogni padre vorrebbe vedere il proprio figlio raggiungere importanti traguardi e magari portare avanti la loro passione con successo; per questo espressioni di incoraggiamento e un tifo contenuto sono lecite, poiché mostrano il proprio appoggio a un ragazzo facendolo sentire un piccolo campione. Ma spesso il tifo degenera e il senso di appartenenza a una squadra e l’orgoglio per il proprio piccolo lasciano il posto alla violenza verbale talvolta accompagnata da quella fisica, costringendo arbitri, allenatori o addirittura i figli stessi a intervenire per sedare gli scontri.
In questo modo i giovani dimostrano una maggiore consapevolezza del saper vincere o perdere, di accettare un cartellino giallo o un verdetto ingiusto senza reazioni inopportune e irrispettose. Gli stessi legami che il calcio crea vengono così facilmente spezzati da questi gesti folli; basta pensare all’umiliazione provata da bambini e ragazzi nel vedere il proprio padre, per molti un idolo e punto di riferimento, comportarsi da immaturo.
Sono a favore del tifo corretto, quello che permette ai giocatori di agire al meglio e di essere orgogliosi del proprio tifoso così da esclamare: “Quello è mio padre”. L’orgoglio e la gioia sono i sentimenti che devono essere provati dai ragazzi in queste situazioni, non l’imbarazzo.
Se ai genitori spetta normalmente l’educazione dei propri figli, non si può dire che la situazione si sia in questo caso invertita?

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1 Comment
  1. wednesday 4 anni ago

    Ciao dalla redazione ”L’ azienda agricola”! Hai scritto un articolo scorrevole, chiaro e senza errori ortografici o di battitura. Hai pienamente ragione nel dire che i ragazzi devono essere felici di vedere i genitori sugli spalti, e non in imbarazzo.

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