Qualsiasi sportivo, nel momento in cui deve dimostrare le proprie abilità agli altri, vorrebbe che i propri genitori fossero sugli spalti a sostenerlo. Ma non avrebbero ancora questo desiderio se tutti iniziassero a oltrepassare i limiti della moderazione.
Come qualsiasi altra persona che pratica sport, desidero fortemente che i miei genitori siano presenti ai miei incontri sportivi, perché rappresentano un supporto in più e, oltretutto, le uniche persone a cui si vuole dimostrare il proprio talento. Il tifo dei genitori è in grado di infondere coraggio in chi si trova in uno stato di insicurezza o anche in chi ha una tensione da prestazione minore.
Ma nel momento in cui questo tifo diventa sfrenato, non solo risulta come un’esagerazione agli occhi degli altri adulti, ma ottiene l’effetto contrario anche nei figli, che si sentono oppressi dalle aspettative e dai desideri dei genitori.
Credo che se i miei genitori dovessero esagerare, cercherei in tutti i modi di fargli capire il modo più adeguato per manifestare il proprio sostegno, in maniera tale da non incorrere in problemi successi.
Appoggio pienamente quei ragazzi che decidono di sospendere gli eventi per evitare liti furibonde tra i genitori e se dovessi, agirei esattamente come loro. Un tifo moderato rende l’incontro migliore per tutti coloro che vi prendono parte: per i figli, perché riescono a vivere serenamente la competizione; per gli adulti, poiché non si rischiano danni né fisici né morali. E allora, se non riescono a farlo i genitori, cerchiamo noi sportivi di rendere l’evento un qualcosa di sostenibile, affinché la sportività non si scontri con la violenza.

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