Il calcio è molto più di uno sport: a partire dalle categorie giovanili, ogni partita non è semplicemente correre dietro a un pallone, ma sono 70, 80, 90 minuti di vera e propria guerra, in cui c’è un continuo susseguirsi di emozioni che non coinvolge soltanto i 22 giocatori in campo e le rispettive panchine, ma va al di fuori del campo ed entra nel cuore dei tifosi, in particolare dei genitori, molto spesso i più accaniti. Negli ultimi anni i genitori di ragazzini che giocano tengono moltissimo alla prestazione dei propri figli e li incitano. Fino a questo punto va bene, ma troppo spesso succede che gli incitamenti sconfinano in insulti e altro. Queste sono alcune delle pagine più brutte di questo meraviglioso sport. Personalmente, ritengo il sostegno dei genitori fondamentale mentre si gioca: infatti, un ragazzo acquista in questo modo sicurezza, voglia di fare ancora meglio e gioca sereno, forse perché si sente più sicuro. Ma quando sono i genitori a provocare e addirittura a scatenare risse, allora è meglio tenerli lontani dai campi di gioco, perché è bello vincere, ma prima di tutto bisogna divertirsi ed essere contenti.

Daniele Lambertucci

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