Gioco a calcio da 9 anni in totale e fin dall’inizio ho avuto mio padre presente ad ogni partita pronto a tifare per me e la mia squadra. Sentire qualcuno che è lì con te, presente nel sostenerti nel bisogno,quando si sbaglia un passaggio insiste nel ritentare e magari sbagliare ancora, ma non ti permette mai di smettere a provare. Queste sensazioni sono attimi che formano un ragazzo,o meglio ancora un calciatore. La presenza di un sostegno esterno può essere d’aiuto però fino ad un certo punto. Dopo essere arrivati ad una categoria di allenamenti di livello superiore, con una preparazione atletica maggiore,una maturità più alta e campionati più impegnativi i consigli di papà non hanno più signifucato. Quando si entra in campo si ha una concentrazuone tale da sentire solo urla provenire dagli spalti e si presta solo attenzione alla gara e alle parole del mister.
Quando succede sentire le parole di un papà che difende il figlio dopo aver subito un brutto fallo non fa altro che creare un calcio sporco che non ha alcun senso. Induce ad essere nervosi,ad avere la testa altrove anche se lo scopo del padre è proteggere il figlio e spingerlo a fare di meglio però ha effetti non desiderati. Giocando sto imparando a gestire le emozioni in campo e fa bene sentire un tifoso sempre presente qualche volta che deve solamente tifare per la squadra, mai per un singolo.

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