WhatsApp, Facebook, Twitter, chat, mail, siti internet. Queste parole, che ascoltiamo più volte al giorno, rispecchiano la società attuale, in quanto sono i nuovi mezzi di comunicazione e di socializzazione. Sono lo specchio del nuovo modo di vivere e rapportarsi col mondo. Mezzi che consentono di raggiungere, in tempo reale, qualunque punto del pianeta, qualunque persona, conosciuta o sconosciuta. Una grande possibilità offertaci dalla tecnologia, che, però, bisogna saper utilizzare e dosare nella giusta misura per evitare di diventare “cyber dipendenti”. Internet ci offre infinite possibilità di confronto e di conoscenza. Se utilizzato con criterio si rivela un potente mezzo per sanare molti dubbi con attente e mirate ricerche e per soddisfare curiosità di ogni genere. Lo utilizziamo, infatti, per programmare viaggi, acquistare prodotti, giocare, ascoltare musica, guardare film, fare ricerche ed approfondire argomenti in generale. Ma, come dicevo pocanzi, come per qualunque altro oggetto, l’uso che se ne fa è importantissimo, per evitare che l’oggetto stesso prenda il sopravvento sulla nostra vita così da renderci schiavi di esso. Il pericolo è sempre dietro l’angolo per tutti. Non dimentichiamo, ad esempio, chi diventa preda del gioco compulsivo e finisce addirittura in ospedale per psicopatologie da web o chi, preda di giochi d’azzardo online che promettono vincite facili e cospicue, manda in rovina se stesso e la sua famiglia. Ma i più soggetti ai pericoli dell’eccesso cibernetico sono i giovani che possono divenire con facilità dipendenti dal web nella stessa misura e con pericoli paragonabili a quelli provocati dalle droghe o dall’alcool. Infatti il 21% dei ragazzi si sveglia di notte per controllare le notifiche nel proprio cellulare(“Vamping”) rivelando una totale dipendenza da esso. Talvolta internet può presentarsi come un facile e apparentemente gratuito baby-sitter dove i ragazzi sostano lunghe ore, lasciati soli da genitori distratti che accettano supinamente che i propri figli si immergano totalmente nel mondo virtuale. Tutto questo, però, viene pagato caramente in termini di salute psico-fisica dei giovani e si traduce in svogliatezza nella vita e a scuola, limitazione dei rapporti sociali reali, diminuzione dell’attività fisica, distrazione e conseguenti pericoli in strada. Quanti ragazzi “messaggiano” in bicicletta o, addirittura, alla guida di vetture mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri! Un uso smodato dello smart-phone può essere davvero deleterio e pericoloso per tutti e crea una dipendenza sempre più frequente nella società attuale: la “Nomofobia”, ovvero la paura di restare senza cellulare. Ore ed ore al computer o al cellulare isolano dal mondo e allontanano sempre più dalla realtà. Tantissimi ragazzini non comunicano con i familiari e continuano a chattare anche a tavola. Nessun discorso potrà più distrarli dal loro mondo virtuale. Non prendono parte a nessuna discussione in famiglia e spesso si chiudono in camera loro sempre più soli e isolati. Anche il rendimento scolastico comincia pian piano a risentirne ed a diventare fortemente negativo. Forse solo allora i genitori distratti si accorgono che qualcosa non va, ma perseverando nell’errore, si consolano dicendo: ”i giovani di oggi…sono tutti così…tanto poi cresceranno!”. Ma, mi domando come si possa crescere in maniera sana se si vive costantemente in un mondo irreale che, tra l’altro, rappresenta una continua minaccia per chi non sa usare a dovere i mezzi di comunicazione. I pericoli sono davvero tanti, dalla pornografia al cyberbullismo, all’incontro pericoloso che da virtuale può trasformarsi in reale, con malintenzionati personaggi fuorvianti che possono destabilizzare i giovani che più degli altri, nell’età della crescita, risultano facili prede. Ritengo che un ruolo fondamentale nell’utilizzo sano di Internet, social network e quant’altro possano averlo i genitori che fin dalla tenera età dei figli dovrebbero, secondo me, essere costantemente presenti, non solo fisicamente, ma soprattutto concretamente, coinvolgendoli nel gioco prima, e nello scambio di opinioni in seguito, senza lasciarli soli. I giovani andrebbero sempre coinvolti in tutte le cose della vita quotidiana, senza mai isolarli parcheggiandoli nella loro stanza. Inoltre, come è stato ricordato nella giornata “Safe for Internet day”, è importante non pubblicare informazioni riservate, in particolar modo se visibili anche a sconosciuti, e non incontrare persone “conosciute” sul web. Insomma è necessario un giusto comportamento che valuta i rischi e cerca di evitarli, non solo in età adolescenziale, ma durante l’intero arco della propria vita. Vi sono anche altri mezzi per tutelare i ragazzi, per esempio l’inserimento di chiavi da parte dei genitori, che criptano i contenuti di internet ed evitano che i propri figli scivolino in siti pericolosi. Ma io credo che l’educazione dei ragazzi non debba costruirsi su costrizioni e divieti che tendono alla fine solo a rendere ribelli, ma debba fondarsi su una scala di valori che aiutano il ragazzo a comprendere i rischi e i pericoli cui va incontro e a comportarsi di conseguenza. Tutto questo deve essere insegnato sostanzialmente dagli adulti e, in particolar modo, dai genitori. Il problema, però, è che essi in molti casi si comportano peggio dei ragazzi, sottovalutando il pericolo. Per quanto riguarda il “Vamping”, per esempio, la percentuale degli adulti che controlla il cellulare di notte è più alta di quella dei ragazzi. Sono essi stessi, dunque, dipendenti dal cellulare e, purtroppo, lo si vede anche alla guida. Non si rendono conto del rischio che corrono controllando, e spesso utilizzando il cellulare in strada. Questo causa distrazione che in molti casi può provocare incidenti talvolta fatali. E allora, come fanno i giovani ad imparare la giusta disciplina ed il corretto comportamento da una generazione più succube del web e più ingenua di loro?

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1 Comment
  1. mikyreporter 4 anni ago

    Bellissimo articolo, ben scritto, scorrevole e molto piacevole da leggere.
    Ho apprezza il tuo stile e il tuo modo di approcciarti all’argomento trattato e l’ inserimento tra le righe anche della tua considerazione personale.

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