Pensare di dare la libertà a un detenuto attraverso la lettura, anche in modo metaforico, in un primo momento può apparirci un’azione sbagliata. Riflettendoci meglio, però, si può capire quanto possa essere positiva questa idea: permettere ad un carcerato di sfuggire per un attimo alle sbarre fredde della sua prigione leggendo può portare conseguenze favorevoli a tutti, non solo ad egli stesso. Un uomo potrebbe persino allontanarsi dal proprio passato oscuro e capire le tante belle vicende che possono accadere nel mondo, venendo a conoscenza delle tante avventure realistiche narrate nei libri. Chissà, potrebbe ispirare anche qualcuno di loro nel lavoro, quindi diventando librai o bibliotecari. È un’idea decisamente positiva che dovrebbe diffondersi ovunque; i libri sono cultura e incentivarla anche in luoghi associati comunemente alla cattiveria e all’ignoranza, in questo caso la prigione, non può che essere una via verso il miglioramento. Lo sconto di pena, poi, potrebbe incentivare i carcerati a leggere e ciò sarebbe vantaggioso per la società e per loro stessi. Per noi vorrebbe dire più cultura e, forse, anche più sicurezza in futuro, mentre dal loro punto di vista equivarrebbe ad acquisire più informazioni. Sostengo però che non sia completamente una buona cosa, perché per quanto la lettura possa cambiare le persone, i detenuti hanno pur sempre commesso dei reati e devono scontare giustamente le pene. I libri possono fare solo che bene, su questo non c’è dubbio, ma a parer mio non influenzando troppo le conseguenze che devono subire coloro che commettono azioni sbagliate.

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1 Comment
  1. mikyreporter 4 anni ago

    Mi piace moltissimo il modo in cui hai deciso di affrontare l’argomento, lo stile

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