Cercare al volo qualcosa che ci serve, fare acquisti, lavorare, ma anche farsi conoscere, pubblicare foto, parlare… Difficilmente riusciremmo ad immaginare una società anche solo simile a quella odierna senza Internet: la velocità di circolazione e la grande disponibilità di informazioni ci permette di usufruire di innumerevoli servizi altrimenti impraticabili. Tuttavia, nonostante gli innumerevoli vantaggi, con un utilizzo poco accorto di ciò che ci offre il web ci esponiamo implicitamente a tutti i rischi che comporta: pericoli per la nostra privacy, i nostri dati sensibili, o addirittura la nostra immagine pubblica. Scripta manent, e poco possiamo fare a riguardo, tranne, ovviamente, non scrivere affatto.
Tutti, o quasi, i nostri social network preferiti integrano di per sé i mezzi necessari a mantenersi sicuri da pericoli del genere, ma non tutti lo sanno. Il problema a questo punto è capire se siamo veramente disposti a sacrificare parzialmente la nostra libertà di pubblicazione per una maggiore sicurezza dei nostri dati. A ognuno la scelta, in fin dei conti siamo noi a decidere cosa far sapere di noi.
Capita spesso di sentire notizie di chi finisce in un guaio per una misera informazione di troppo divulgata su un social network. Il bisogno costante di attenzione, di contatto umano (per quanto, effettivamente, si possa considerare “umano” uno scambio di SMS) oltre una soglia può rappresentare una vera e propria patologia di dipendenza, con effetti più o meno gravi: svegliarsi la notte per controllare il telefono, magari rimanere delusi dall’assenza di notizie dei nostri amici.
Ma oltre al “come”, rappresenta un problema anche il “cosa”: è molto più comune di quanto ci si aspetti che un ragazzo navighi su siti con materiale vietato ai minori; è molto più difficile, tuttavia, assumere un atteggiamento di dipendenza per questo genere di comportamento, ma l’ansia estenuante o la costante paura che ciò prima o poi avverrà non costituiscono di per sé una condizione quasi patologica?
Sono riuscito ad ottenere in modo molto rapido tutte le informazioni che mi servono per mantenermi relativamente al sicuro su Internet ed è proprio questa facilità a rendermi incredulo di fronte alle persone che si espongono a rischi tranquillamente evitabili.
È facile parlare di difesa: dobbiamo costantemente essere protetti, e prima di tutti i più giovani di noi. Sfortunatamente, non c’è un metodo universale, una soluzione definitiva per proteggere un individuo da ogni pericolo che la rete offre: i malintenzionati sono e saranno sempre in agguato, i siti web per adulti non adotteranno mai misure di protezione di un certo livello e – soprattutto – noi non cambieremo mai.
Esattamente, noi. Senza rendercene conto, siamo in questo senso il maggior pericolo per noi stessi: è quell’informazione in più che decidiamo di condividere con gli altri, quella tentazione di visitare pagine dai dubbi contenuti a renderci schiavi prima di tutto della nostra paura. Ma paura di cosa, poi? Non siamo forse noi ad aver avvicinato la mano al fuoco e ad averla ritratta solo quando ci siamo scottati? Ma perché preoccuparsene, in fondo possiamo dare la colpa a chi non ci protegge.

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