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  • Secondo me, il tennis in Italia sta vivendo un momento davvero speciale, ma non lo vedo come un “boom improvviso”: mi sembra più il risultato di anni di lavoro che finalmente stanno dando frutti.

    Personalmente, credo che il punto di svolta sia stato vedere giocatori come imporsi ai massimi livelli con una continuità che in Italia si era vista raramente. Anche e hanno avuto un ruolo importante, ma Sinner in particolare dà l’idea di essere uno che può restare lì per anni. Questo cambia la percezione: non è più “il talento che capita”, ma sembra quasi una nuova normalità.

    Quello che mi colpisce è che oggi il tennis viene seguito molto più di prima anche da chi non è appassionato. Gli , per esempio, sono diventati un evento quasi “mainstream”. Qualche anno fa era roba più di nicchia.

    Allo stesso tempo, però, non penso che tutto sia già consolidato. Ho l’impressione che questa crescita sia ancora un po’ fragile: se mancassero i risultati dei top player, l’interesse potrebbe calare rapidamente. Inoltre, resta uno sport poco accessibile rispetto ad altri, e questo secondo me limita quanto può davvero espandersi.

    In sostanza, la mia opinione è questa: il tennis in Italia non è mai stato così forte e interessante, ma siamo ancora in una fase in cui bisogna capire se è un picco o l’inizio di una vera tradizione duratura.

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