Lo scorso 7 ottobre, all’alba, il gruppo terroristico di Hamas ha iniziato un’operazione via mare, via terra e via aria contro Israele. 

Hamas ha bombardato pesantemente alcune città israeliane e ha anche tentato di arrivare sulla spiaggia israeliana di Kizikm con alcune barche e motoscafi che però sono stati respinti dall’esercito israeliano. 

Dopo aver superato la recinzione che divide la striscia di Gaza dal territorio israeliano, uno dei confini più militarizzati al mondo, i militari di Hamas hanno iniziato ad attaccare le piccole città e i kibbutz, sparando a vista a chiunque si mettesse sul loro cammino, senza fare distinzioni tra donne, uomini, bambini e anziani e inoltre prendendo anche ostaggi e portandoli all’interno della striscia. 

Come risposta, Israele ha iniziato a sua volta a bombardare pesantemente la striscia di Gaza andando a colpire le basi militari di Hamas e i luoghi strategici che potevano essere utilizzati dagli avversari, ma che – secondo alcune fonti – erano residenza di molti civili. Essi hanno isolato il territorio di Gaza, rendendo impossibile l’arrivo all’interno della Striscia di aiuti da parte degli stati alleati (bloccando il 95% dei convogli diretti alla striscia). 

 

Sebbene i numeri delle vittime tra civili e militari palestinesi ed israeliani non siano certi è comunque emerso che la Palestina ha subito molte più perdite rispetto a Israele. 

Per questo motivo il Sudafrica ha deciso di avviare un processo nei confronti degli israeliani a dicembre, davanti alla Corte Internazionale di Giustizia -il più alto organo giudiziario delle Nazioni Unite-, affermando che Israele ha compiuto “atti di genocidio” a Gaza durante la guerra contro Hamas. 

Il Sudafrica chiede dunque alla Corte di adottare misure provvisorie per fermare le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania a danno dei palestinesi.

Secondo il Sudafrica, Israele avrebbe violato gli obblighi degli articoli 18 e 19 della convenzione di Ginevra del 1949, attaccando via terra, via mare e via aerea gli stabilimenti fissi e le formazioni sanitarie mobili del Servizio sanitario palestinese. Inoltre Israele è stato accusato di aver violato anche la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948,  commettendo atti “di carattere genocida” mirati alla distruzione di una parte sostanziale del gruppo nazionale, razziale ed etnico palestinese, come rilevato dal team legale sudafricano. E ancora, Israele avrebbe impedito l’entrata di aiuti umanitari necessari a Gaza. 

Però, al momento, nessun paese occidentale ha dichiarato apertamente di sostenere le accuse del Sudafrica contro Israele.

Israele ha ovviamente respinto le accuse del Sudafrica, definendole “prive di fondamento”, sostenendo di esercitare il diritto all’autodifesa dopo il massacro del 7 ottobre ed accusando il Sudafrica di difendere un’organizzazione terroristica.

Il Sudafrica d’altra parte assume che “l’intento genocida”, un elemento necessario a configurare il crimine di genocidio, in questo caso specifico può essere dimostrato dal modello di condotta dell’esercito israeliano, ma anche da diverse dichiarazioni pubbliche rilasciate da vari rappresentanti e funzionari israeliani. Proprio questo il punto su cui si pensa che Israele potrebbe scegliere di difendersi dal momento che per poter parlare di genocidio, è necessario che il crimine sia stato commesso con l’intenzione specifica di distruggere un gruppo in quanto tale. Si può dunque pensare che la difesa israeliana o sosterrà di non aver commesso l’atto in sé, o sosterrà di non aver creato le condizioni per rendere Gaza inabitabile, ricordando magari di aver lasciato passare mesi dopo l’inizio del conflitto i camion che trasportavano gli aiuti.

Le udienze che si sono tenute si stanno concentrando sulle argomentazioni iniziali e sulle misure provvisorie richieste dal Sudafrica. Gli esperti ritengono che la decisione sulle misure provvisorie, basata sulla plausibilità della violazione della Convenzione contro il genocidio, potrebbe arrivare uno o due mesi dopo l’udienza, mentre potrebbero passare diversi anni prima di un verdetto.

 

Insomma sembra proprio che questo conflitto non riesca a trovare delle soluzioni; però, se si riuscissero a mettere in atto le misure provvisorie richieste dal Sudafrica per bloccare la campagna militare israeliana, ponendo una tregua temporanea, si potrebbero quantomeno interrompere le atrocità commesse da entrambe le fazioni. 

 

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